Elezioni Europee, Tsipras, l’ingegnere greco che ‘riprogetta’ la Ue

BRUXELLES – “Io non sono euroscettico, io sono europeista per i principi fondamentali dell’Europa. Sono gli euroscettici, i populisti e gli estremisti di destra che l’hanno distrutta”. “L’Eurozona potrà anche essere un errore, ma va salvata anche perché le alternative sono peggiori”. Il greco Alexis Tsipras, quarant’anni il prossimo 28 luglio, ingegnere, candidato della Sinistra Unitaria alla presidenza della Commissione, smentisce così chi lo inserisce nell’area euroscettica.

Combatte contro la “vecchia Unione Europea”, ma non punta a distruggerla. Semmai la riprogetta.

– Dobbiamo restare nell’eurozona e nell’euro, ma la cosa più importante è cambiare direzione, cambiare le misure di austerità, misure barbariche che hanno distrutto il nostro sogno comune di un’Europa che sia un’Europa del popolo.

Nato ad Atene pochi giorni dopo la caduta della dittatura dei colonnelli, una vaga somiglianza con l’attore Antonio Banderas, in politica entra già al liceo, nel movimento dei giovani comunisti, e diventa uno dei leader della rivolta studentesca contro una legge di riforma scolastica.

Membro del Consiglio Centrale dell’Unione Nazionale Studentesca di Grecia dal 1995 al 1997, a maggio 1999 esce dal partito comunista ellenico (Kke) e diventa segretario del movimento giovanile della sinistra radicale di Synaspismos fino al 2003. Nel 2004 entra nella Segreteria politica. Due anni dopo è eletto consigliere comunale di Atene con oltre il 10% dei voti.

Sorridente, determinato, preparato, nel 2008 viene eletto presidente del partito, il più giovane nella storia della politica greca, da sempre dominata da poche famiglie, sempre le stesse. Alle politiche del 2009, usando il nome del gruppo parlamentare Syriza, ottiene il 4,60% ed entra in Parlamento. Tre anni dopo, con il Paese devastato dall’austerity, alla seconda tornata di politiche Syriza vola a sfiorare il 27%. Presa distanza dall’etichetta di euroscettico, Tsipras marca anche la differenza con Beppe Grillo.

– Il movimento 5 stelle è un fenomeno molto interessante, ma non ci si può limitare a protestare, bisogna anche proporre un’alternativa.

Per combattere la disoccupazione lui propone “un nuovo ‘New Deal’ (“come hanno fatto nel 1929 dall’altra parte dell’Atlantico”) e la lotta alle delocalizzazioni a basso costo del lavoro. Nel programma anche la cancellazione del ‘fiscal compact’ (“da sostituire con un ‘social compact'”) e la mutualizzazione del debito da avviare con una “Conferenza Europea del Debito” che ne preveda una parziale cancellazione “come si è fatto in Germania nel 1953”.

Poi chiede un “reddito minimo garantito”. E in tema di immigrazione vuole la revisione radicale delle politiche europee perché “il Mediterraneo è diventato un cimitero e questo è inaccettabile per la nostra cultura comune”.