Sudan: é nata in carcere Maya, la bambinadi Meriam

ROMA – Si chiama Maya, pesa 3 chili ed è nata in carcere. E’ la bambina di Meriam Yahia Ibrahim, la donna sudanese di 27 anni condannata a morte da un tribunale di Khartoum per essersi convertita al cristianesimo nonostante il padre sia musulmano. Meriam ha partorito nell’ala ospedaliera del carcere, dato che non le è stato permesso di di lasciare la prigione.

– Entrambe stanno bene, la sua nascita è speranza – ha commentato Antonella Napoli, presidente della Ong Italians for Darfur che da giorni ha lanciato una campagna per chiedere la sospensione della pena di morte.

– E’ escluso al momento che madre e figlie possano lasciare la prigione. Dovrebbe essere permesso al padre di vedere la bambina – ha aggiunto -. La nostra battaglia continua.

In carcere con Meriam e la piccola Maya c’è anche l’altro figlio Martin, di soli 20 mesi. La donna era stata arrestata lo scorso febbraio in seguito alla denuncia di un parente. Oltre alla condanna a morte, giunta dopo che Meriam si era rifiutata di convertirsi all’Islam, la donna ha anche subito 100 frustate per l’accusa di adulterio in seguito al matrimonio con un uomo cristiano.

Manar Idriss, ricercatrice sudanese di Amnesty International, ha dichiarato alla Nbc che faranno pressione sulle autorità sudanesi per “garantire la sicurezza di Meriam e dei suoi bambini, chiedendo il loro immediato e incondizionato rilascio”.

– L’apostasia e l’adulterio non dovrebbero essere crimini. Decidere chi sposare e cosa credere dovrebbe essere una scelta personale – ha aggiunto Idriss.

Secondo Amnesty, la legge sudanese non permette l’esecuzione della pena capitale a donne incinte per almeno due anni. La Ong ha anche lanciato una petizione online per la liberazione di Meriam che finora ha raccolto 660.000 firme. Per Nina Shea dell’Hudson Institute di New York, “il governo del Sudan ha adottato una pratica da estremisti islamici come Boko Haram o al-Shabaab, gruppi che mettono a morte i cristiani. Sulla vicenda dei Meriam tuttavia si è aperto nei giorni scorsi uno spiraglio con l’annuncio dell’apertura di un nuovo processo. Gli avvocati di Meriam avrebbero avuti rassicurazioni che la nuova sentenza non dovrebbe prevedere la pena di morte.