Riforme: palla a Renzi, ipotesi nuovo patto con Berlusconi

ROMA. – Toccherà a Matteo Renzi, sciogliere i nodi squisitamente politici che ancora bloccano le riforme in commissione affari costituzionali del Senato, dove oggi è iniziata l’illustrazione dei 5.200 emendamenti piovuti martedì sera. Mentre si avvicinano le soluzioni sul Titolo V, rimane aperta la questione delle modalità di elezione del Senato. Su questo punto Renzi dovrà decidere se cedere sull’elezione diretta, oppure cercare un nuovo accordo con Berlusconi o infine se blindare una intesa nella sola maggioranza. Decisione che arriverà all’inizio della prossima settimana. Oggi sono emersi elementi contraddittori che mostrano un quadro in evoluzione. Per esempio Maurizio Gasparri ha ribadito il “niet” di Forza Italia al modello francese di elezione del Senato (“è una provocazione” ha detto) ma è pure emerso un emendamento di FI che propone una elezione indiretta del Senato, come vuole il governo. “Effettivamente il modello francese non era nel patto Renzi-Berlusconi” ha convenuto il sottosegretario alle riforme Luciano Pizzetti che inaspettatamente ha dato ragione in questo al capogruppo di Fi Paolo Romani. Il nodo, hanno sottolineato sia Pizzetti che Roberto Calderoli, è l’elezione diretta o indiretta dei senatori. Il governo vuole la prima perché, ha spiegato il sottosegretario, “essa poggia su una idea di Repubblica, con la sua filiera delle Regioni e dei Comuni”. Insomma uno Stato federale richiede un Senato delle Autonomie. Paradossalmente il leghista Calderoli è del parere opposto: “tanto vale abrogare il Senato”. Comunque Calderoli, che martedì sera ha presentato 3.806 emendamenti, ha affermato: “oggi qualcosa sta succedendo”. E anche l’altro relatore, Anna Finocchiaro, si è dichiarata ottimista sulla mediazione: “Consiglieremo ai senatori della commissione di ritirare gli emendamenti, sperando che trovino soddisfazione negli emendamenti che i relatori proporranno” al termine dell’illustrazione degli emendamenti a metà della prossima settimana. Sta di fatto che la decisione se cedere alle opposizioni e a Ncd sull’elezione diretta (attraverso un listino collegato a quello per le elezioni Regionali) la può prendere solo Renzi, che aveva indicato nella elezione indiretta uno dei “paletti” che non si potevano toccare. Cedere su questo significa portare a casa la riforma in un paio di settimane. L’altra ipotesi, visti i segnali di Fi, è – appunto -quello di un nuovo patto con Berlusconi che tocchi anche l’Italicum, da siglare in un nuovo incontro che potrebbe esserci la prossima settimana. E dunque elezione indiretta con metodo francese ma con voto ponderato (i voti dei consiglieri regionali pesano di più di quelli dei consiglieri comunali), mantenimento delle liste bloccate nell’Italicum e abbassamento delle soglie interne per favorire i partiti piccoli che si coalizzano con il centrodestra. La terza Ipotesi è un accordo blindato con la sola maggioranza, idea che piace a Ncd, che vuole mettere in difficoltà Fi, su un modello di elezione indiretta e sull’abbassamento delle soglie dell’Italicum. In questo caso c’è anche l’escamotage per superare l’ostruzionismo di Calderoli e altri: i lavori della Commissione vengono interrotti (non viene dato il mandato ai relatori) e si va direttamente in Aula, dove i tempi sono contingentati, e si potrà approvare la riforma prima del Consiglio Ue del 27 giugno. “Noi cerchiamo il dialogo – avverte Pizzetti – ma nel caso abbiamo gli strumenti per tirare il carro fuori dalla palude”. (Giovanni Innamorati/ANSA)

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