Jacobson: “Le sanzioni strumento utile”. Opposizione in fibrillazione

CARACAS – Le sanzioni sono uno strumento utile, ma non ora. Cosí, Roberta Jacobson, Sottosegretario di Stato per l’America Latina, pone fine alla polemica ed apre al Venezuela. Nel corso di una Conferenza Stampa, durante una pausa dell’Assemblea della Osa, la rappresentante della diplomazia americana ha sottolineato la necessitá che Governo e Opposizione riprendano il ‘Dialogo’.

– Le sanzioni – ha detto la diplomatica –  sono uno strumento utile, ma non per il momento. Governo e Opposizione devono favorire il dialogo per trovare un cammino comune verso la pace.

Intanto lo scacchiere della politica venezuelana si fa sempre piú complesso. Governo e Opposizione continuano nel loro “muro contro muro”.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, é tornato a parlare di cospirazione e di complotto per uccidere il capo dello Stato. Il parlamentare, che é anche vice-presidente del Psuv, ha accusato l’Opposizione di banalizzare le denunce fatte da Jorge Rodríguez.

– Cosa ha fatto la destra? – si é chiesto Cabello riferendosi alla reazione degli esponenti della Mud l’indomani della denuncia di cospirazione -. Non ha preso sul serio quanto da noi denunciato. E non lo ha fatto perché é complice.

E rincarando la dose ha sottolineato:

– Se dovesse accadere qualcosa al presidente Maduro, loro sicuramente festeggerebbero. Ma io – ha detto con tono minaccioso – assicuro che quell’allegria durerebbe appena quanto un respiro.

L’Opposizione, dal canto suo, segue con interesse e preoccupazione l’udienza preliminare nel corso della quale si decide il futuro di Leopoldo López (udienza in pieno svolgimento al momento di chiudere questa edizione).

Leopoldo López, leader della frangia piú radicale dell’opposizione, é in carcere dallo scorso 18 febbraio, accusato di istigare alla violenza di piazza e di essere il responsabile degli scontri violenti avvenuti a margine di una manifestazione studentesca lo scorso 12 aprile a Caracas, nei quali sono morte 3 persone, almeno due delle quali – come è stato stabilito in base a prove raccolte dai media – sono state uccise da colpi di arma da fuoco sparati da agenti di organi di sicurezza dello Stato.

L’accusa ha chiesto che il dirigente antichavista sia accusato di incendio, istigazione alla violenza e associazione per delinquere, e che rimanga nel carcere militare di Ramo Verde – dove è rinchiuso dallo scorso 18 febbraio- fino al processo. La difesa, invece, ha chiesto la liberazione immediata, sostenendo che Lopez è stato arrestato solo in base a dichiarazioni pubbliche di tipo politico, coperte dalla libertà di espressione garantita dalla Costituzione.

– Chiedere un cambiamento politico, desiderare un paese migliore, non sono delitti – ha affermato la moglie di López, l’italo-venezuelana Lilian Tintori, che ha definito “esagerate” le misure di sicurezza intorno al tribunale dove l’udienza sta andando avanti da giorni.

Se da un lato si attende una decisione del Tribunale, dall’altro si apre il capitolo “Machado-Arias”. Il Procuratore, Luisa Ortega Díaz, infatti, avrebbe convocato la deputata Maria Corina Machado e l’ex Sindaco di Caracas, Diego Arias. Questi dovrebbero rispondere alle accuse formulate da Jorge Rodríguez, presidente del Psuv. Machado e Arias, stando al Psuv, sarebbero alcuni dei presunti responsabili dell’ennesima cospirazione; di un complotto  per assassinare il presidente Maduro nel quale sarebbero implicati importanti imprenditori e rappresentati della diplomazia nordamericana. Inoltre,  li si accusa di essere i responsabili delle proteste e delle barricate che per tre mesi hanno sconvolto la vita dei venezuelani; proteste e barricate che potrebbero riavvivarsi se il tribunale dovesse decidere di mantenere in prigione Leopoldo López (in attesa del processo) o se Corina Machado e Arias dovessero essere arrestati e imprigionati.

 

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