“W il Re”, tra i madrileni delusi per la Roja

Pubblicato il 19 giugno 2014 da redazione

MADRID. – Un “entusiasmo misurato” accompagna Felipe VI nel suo primo viaggio da Re di Spagna: i tre chilometri dal palazzo del Congresso, dove ha giurato fedeltà alla Costituzione, alla reggia. In una Madrid svuotata dal ponte della Pentecoste, e ancora delusa per la batosta mondiale della ‘Roja’ in Brasile, Felipe di Borbone e Grecia e la moglie, Letizia raccolgono i saluti di sudditi e turisti spinti in parte dalla curiosità. “E’ il nuovo re e gli vogliamo bene – dice un’anziana seduta su uno sgabello, in attesa da un’ora -. Siamo ancora devoti a don Juan”. Le transenne lungo il percorso trattengono, in tutto, non più di trentamila persone. Qualche visitatore impreca, e poi si rassegna, perché deve raggiungere a piedi l’hotel, ma è tutto bloccato, e le valigie sono controllate dall’attento servizio d’ordine (impegnato anche a sedare qualche non tanto lontana protesta repubblicana). L’atmosfera è comunque spensierata e gioiosa. “Viva il re”, Viva la Spagna”, gridano i più quando passa Felipe, che saluta con un sorriso e il braccio destro. Molte le bandierine, poche le bandiere ai balconi. A Fuente Cibeles la Rolls-Royce reale aperta – la stessa del matrimonio di Felipe e Letizia – rallenta per un’ampia curva, ed è tutto un clic di telefoni, tablet, fotocamere. Ma Felipe, in piedi, si gira più di una volta a parlare con la moglie, seduta alla sua sinistra. “Non è giusto, non l’ho inquadrato bene – si lamenta una giovane – Ma perché si gira a parlare con la moglie? deve guardare noi!”. Pochi attimi, e il nuovo sovrano è già oltre. Secondi attesi per almeno un’ora e mezza; un’attesa ingannata con le chiacchiere. Quattro ragazze sfogliano il servizio di una rivista di gossip sulla nuova coppia reale, ma le osservazioni riguardano soprattutto l’ex giornalista diventata regina: “Vedi il mento, non era così. E gli zigomi…”. Calcistiche, invece, le chiacchiere degli uomini. Questo é il luogo dove si festeggiano le vittorie del Real e della Spagna, però il Cile, poche ore fa, ha mandato ingloriosamente a casa le furie rosse: “E’ un giorno terribile – sospira Alvaro -. Ma ci hanno dato tanto e meritano rispetto. Proprio come Juan Carlos”. Già, il vecchio re. Appare per due dei cinque minuti in cui Felipe VI si affaccia al balcone del palazzo reale per salutare e ricevere applausi scroscianti ed evviva. Applausi anche per Letizia, la principessina Leonor e la sorellina Sofia, e la regina Sofia di Grecia. Ma quando esce lui, il monarca al tramonto dall’aria sorniona, è ovazione. Doña Sofia gli si avvicina e lo bacia su una guancia, scatenando altri ‘urrà’. Poi, uno alla volta, tutti dentro: Felipe VI per ultimo. “Da oggi comincia una nuova era”, dice un anziano che aveva visto anche l’ascesa al trono di Juan Carlos, 39 anni fa. Mostra un giornale con il titolo bianco su fondo nero “Fin de Reinado” (Fine del Regno) che separa due grandi foto: quella superiore ritrae i giocatori spagnoli campioni uscenti che lasciano a testa bassa il Maracanà; quella di sotto Juan Carlos e Felipe, anch’essi a capo chino. “Vuol dire – spiega – che sono finiti due regni prestigiosi e si apre una nuova epoca”, non priva di incognite. Forse é per questo che non ci può essere l’entusiasmo da stadio. (Antonio Andreucci/ANSA)

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