Mondiali: Caporetto azzurra, Italia di Prandelli a casa

Pubblicato il 24 giugno 2014 da redazione

NATAL.- Una Caporetto del pallone, per restare alla storia patria: l’Italia per la seconda volta consecutiva viene eliminata dai mondiali al termine del girone, e a mandarla a casa, a capo di una partita di rara bruttezza persa 1-0, e’ un modestissimo Uruguay. Non c’e’ un eroe alla Enrico Toti ma nemmeno un onesto guerriero del pallone in questa generazione azzurra: e l’appello ai valori nazionali fatto ieri da Prandelli e’ risultato oggi paradossale, soprattutto alla luce del fatto che sul piano strettamente tecnico tra le due nazionali non esiste paragone. E’ vero, gli azzurri hanno giocato piu’ di mezz’ora in inferiorita’ numerica per l’espulsione di Marchisio: ma il cartellino rosso non e’ del tutto immotivato (quel piede alzato dello juventino e’ comunque un rischio), e il fatto che a prenderlo sia stato un giocatore che in quasi trecento partite da professionista solo un’altra volta era stato cacciato dall’arbitro non e’ un’alibi ma semmai una riprova del fatto che con la testa, e soprattutto il cuore, l’Italia era gia’ ripartita nei giorni scorsi dal Brasile. In una partita che e’ stato un lungo corpo a corpo, la prima colpa dell’Italia e’ stata quella di non avere cercato seriamente il colpo del ko quando gambe e tecnica la ponevano in posizione di maggiore forza. Invece gli azzurri, tra i quali nella sfida di Natal si sono salvati sostanzialmente solo Verratti e Buffon, hanno ruminato calcio e poco piu’ per un’ora. Poi la follia di Marchisio, che e’ andato con il piede alzato a cercare la gamba di Arevalo in un contrasto in fase offensiva, li ha messi in condizioni di estrema difficolta’ fisica. E’ venuta meno la lucidita’, e con essa l’attenzione in fase difensiva. E infatti il gol di testa di Godin che alimenta il sogno di un nuovo Maracanazo per l’Uruguay (potrebbe trovare il Brasile ai quarti di finale) e’ arrivato su angolo, a retroguardia schierata. Ma al di la’ della gara di Natal, e’ l’intera spedizione azzurra ad assumere i contorni netti del fallimento: una illusoria vittoria con gli inglesi in avvio, due sconfitte sostanzialmente senza lampi con il Costarica e l’Uruguay. In piu’ una gestione del gruppo discutibile (e discussa gia’ in ambito federale): il processo a Prandelli era gia’ scattato dopo la partita persa a Recife, e’ chiaro che la resa dei conti, con inimmaginabili conseguenze, ora riguarda l’intero palazzo calcistico. Prandelli in avvio aveva confermato le indicazioni della vigilia, rivoluzionando sul piano filosofico e tattico la squadra: difesa a 3 con gli juventini Barzagli, Bonucci e Chiellini, due esterni, Darmian e De Sciglio a fare da stantuffi sulla fascia. A dare i tempi al motore azzurro, i due registi Verratti e Pirlo, affiancati da Marchisio, auspicato mix di fosforo e dinamismo, in avanti la strana coppia Immbile- Balotelli. La risposta del maestro Tabarez era semplice: la “Garra” (la tradizionale forza, umiltà e perseveranza degli uruguayani alla ricerca di un risultato) a pervadere ogni zona del campo, sperando nel colpo della coppia Cavani- Suarez. Il risultato era un primo tempo con il costante controllo del gioco da parte egli azzurri, certo piu’ equilibrati con il nuovo modulo 3-5-2 e anche superiori sul piano tecnico. A gestire il gioco dell’Italia era stavolta piu’ Verratti che Pirlo, fatto sta che se una colpa aveva la squadra di Prandelli era nel non cercare con convinzione il colpo vincente, a lungo assolutamente alla portata visto che soprattutto dietro la pochezza degli avversari era netta. Forse perche’ i tempi degli scambi tra Balotelli e Immobile erano assai poco rodati e i due sostanzialmente deludevano, gli azzurri in realta’ arrivavano al tiro solo un paio di volte. La prima proprio con una punizione di Pirlo deviata con fatica da Muslera al 12′, la seconda a capo di un’azione corale conclusa da un cross di De Sciglio sul quale Immobile andava in maniera goffa, “sbucciando” il pallone che finiva alto. Come il coro “Italia-Italia” che si alzava nonostante tutto dagli spalti, perche’ sembrava la certificazione di una superiorita’ di manovra. E l’Uruguay? Velleitario in un paio di tiracci di Caceres dalla propria meta’ campo, offriva una sola emozione ai suoi tanti sostenitori sulle tribune dello stadio Das Dunas: era al 32′, quando Buffon era costretto alla doppia uscita su tiro ravvicinato prima di Suarez e poi di Lodeiro. Nella ripresa Prandelli applicava un ulteriore correttivo: fuori Balotelli, mai incisivo, e dentro Parolo a rinforzare la fase di interdizione con Immobile unica punta. Una furbata di Cavani al 6′ (si appoggiava a Chiellini, finiva a terra e chiedeva inutilmente il rigore) poi al 14′ Rodriguez scappava a Marchisio e Darmian e dopo scambio con Cavani falliva il colpo del ko. Era un campanello d’allarme e infatti un minuto dopo la gara cambiava volto: Marchisio andava a contrasto con Arevalo tenendo il piede alzato anche se non con la gamba del tutto allungata in un gesto violento: il contatto c’era, l’arbitro Rodrguez optava per l’espulsione. Gli azzurri cosi’ venivano condannati a mezz’ora in inferiorita’ numerica. Pirlo sembrava l’ombra di se’ e sbagliava un paio di tocchi oltre a un tiro da fuori. Ci provava allora al 20′ Suarez d’esterno destro con gran risposta di Buffon. La gara diventava un assedio, e allora Prandelli toglieva anche Immobile per dare spazio a Cassano. Toccava poi a Thiago Motta, al posto di Verratti che si infortunava in un contrasto. Una testata di Suarez (con l’aggiunta di morso alla spalla) a Chiellini al 34′ avrebbe potuto riequilibrare le forze in campo se l’arbitro avesse visto bene l’episodio, invece su angolo dalla destra toccava a Godin, di testa mettere in rete. La chiusura era un’agonia azzurra, con Buffon inutilmente a lungo nella meta’ campo avversaria. L’ Italia era fuori dal mondiale per la seconda volta consecutiva gia’ dopo il girone: non succedeva da 48 anni (Cile 1962 e Inghilterra 1966), insomma dalla Corea. Che poi e’ l’equivalente calcistico di Caporetto. (dell’inviato Piercarlo Presutti/ANSA)

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