Aste: tavola Duecento italiano sequestrata da Sotheby’s

NEW YORK. – Un dipinto del Duecento italiano e’ stato confiscato dall’Fbi dai magazzini della casa d’aste Sotheby’s perche’ rubato nel 1986 da un caveau svizzero. Il quadro e’ un olio su tavola di una Madonna con Bambino che viene definito un “Duccio Painting” nei documenti legali anche se, secondo gli esperti della casa d’aste, e’ più probabilmente di un allievo di un altro “primitivo” toscano, Cimabue. I dipinti di Duccio, artista considerato l’anello di congiunzione tra mondo bizantino e medioevo italiano, sono rarissimi: ne restano appena una decina tra cui la Maesta’ del Duomo di Siena e la mini-tavola di una Madonna con Bambino acquistata nel 2004 dal Metropolitan di New York per 45-50 milioni di dollari. Molto interiore la stima del quadro messo sotto sequestro dai “federali”. Doveva andare all’asta con una valutazione tra 600 e 800 mila dollari ma Sotheby’s si e’ accorta della provenienza fraudolenta durante un controllo di routine sulla banca dati delle opere d’arte rubate e ha sospeso la vendita contattando le autorita’. “Quando e’ intervenuto l’Fbi la casa d’aste ha collaborato senza riserve con l’inchiesta”, ha riferito Sotheby’s in un comunicato. Secondo la magistratura Usa la tavola sarebbe scomparsa da una cassetta di sicurezza a Ginevra 18 anni fa. Del caso nel 1991 era stato investito l’Interpol ma le tracce del “Duccio” si erano perse fino a quando non e’ ricomparso in gennaio nei magazzini di Sotheby’s. Il quadro era in parte proprieta’ di Paulette e Roger Aligardi, entrambi eredi di Camille Marie Rose Aprosio, che a sua volta, assieme al partner John Cunningham, aveva una quota del 50 per cento di un “dipinto senza nome” depositato presso una filiale di Ubs a Ginevra nel 1977. Camille Aprosio e’ morta nel 1980 e i suoi eredi avevano incaricato Henri Aligarde di rappresentare i loro interessi sul quadro in congiunzione con Cunningham. Sei anni dopo Aligarde e Cunningham avevano trasferito il Duccio presso un’altra filiale Ubs. A quel punto Cunningham aveva passato una percentuale dei suoi interessi a due altri uomini, Michael Hennessy e John Ryan, che successivamente lo avevano accusato di aver prelevato l’opera d’arte dalla banca per trasferirla altrove a suo nome.