La giornata politica: Renzi, “rottamatore” anche in Europa

Pubblicato il 01 luglio 2014 da redazione

ROMA. – Matteo Renzi cerca a Strasburgo l’investitura finale a leader del rinnovamento europeo. Quando parla di una Ue motore della crescita e dello sviluppo, si immagina con ogni evidenza alla guida di questa nuova macchina politica. Forte dell’appoggio del Pse (Martin Schulz ha assicurato che ci sarà nel Parlamento di Strasburgo un’ampia maggioranza in favore della flessibilità del fiscal compact) e della neutralità dei popolari tedeschi (il ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schaeuble, fa sapere che in questa direzione si dovrà essere tutti uniti). In altre parole, il premier tenta di confermarsi un ”rottamatore” anche sul palcoscenico continentale. Ma non sarà facile. Innanzitutto perché gli impegni assunti dalla Germania sulla diluizione dell’austerity sono molto generici. E poi perché Renzi ha pur sempre alle spalle un Paese in difficoltà, come hanno confermato i dati Istat sulla stagnazione del Pil e sulla disoccupazione ancora in aumento. L’opposizione non si è lasciata sfuggire la contraddizione. Beppe Grillo – che pure deve fare i conti all’esordio sul palcoscenico europeo con le prime divergenze con Nigel Farange il quale volta le spalle all’Inno alla gioia – lo accusa di essere il passato remoto del vecchio continente: come lui anche i 5 stelle sono in Europa per cambiarla, decreta il leader genovese, ma rovesciando vecchi trattati trasformati in gabbie dai cavilli regolamentari dall’euroburocrazia; il Pd invece ha solo ceduto ai soliti compromessi con i poteri forti. Critica non distante da quella della destra di Fratelli d’Italia che si chiede in che cosa Pd, Ncd e Fi divergano dalla vecchia gestione a trazione tedesca se il governo europeo rinnega il bipolarismo e si regge sostanzialmente anche a Bruxelles sulle larghe intese tra popolari e socialisti. Al momento Renzi, per esorcizzare l’ombra della manovra correttiva che svuoterebbe le speranze suscitate dal nuovo corso, deve forzatamente allargare l’orizzonte. Con un gioco al rialzo che è la sua specialità ma che ha evidenti limiti: prima o poi il Tesoro italiano dovrà dire se i conti del belpaese sono davvero in ordine e se è cominciata una sia pur timida inversione di tendenza verso lo sviluppo. Molto dipenderà dai margini che ci verranno concessi. E perché le maglie siano più larghe è necessario dimostrare che le riforme strutturali sono in via d’approvazione. Ciò spiega l’importanza che il Rottamatore attribuisce al percorso parlamentare del nuovo Senato e dell’Italicum. Il ministro Maria Elena Boschi e la capogruppo dem a palazzo Madama Anna Finocchiaro pensano che il traguardo sia ad un passo: il voto in prima lettura della riforma del Senato potrebbe giungere entro le ferie estive e l’approvazione definitiva della legge elettorale in settembre. In particolare la Boschi osserva che l’accordo ampio con Forza Italia e Lega tiene, e la Finocchiaro aggiunge che ormai la maggioranza è oltre il patto del Nazareno. Ciò significa – è il sottinteso – che la fronda dei dissidenti, democratici e azzurri, non può rovesciare l’esito della battaglia nemmeno in aula in caso di convergenza con i grillini. Quest’ultimo resta tuttavia un problema scottante. Le aperture al dialogo del M5S non possono essere liquidate con sufficienza e infatti Renzi ribadisce la disponibilità al confronto sulla legge elettorale. Ma aggiunge che la proposta dei 5 stelle non garantisce nessun tipo di governabilità. Abilmente il premier allarga il discorso all’Europa e al tema caldo dell’immigrazione: si possono voltare le spalle all’inno ma non ai problemi, commenta, augurandosi che anche su questioni di tale rilevanza si possa aprire un dibattito civile. Dal momento che sull’Italicum le trattative con i forzisti sono in fase molto avanzata (la Finocchiaro ne sottolinea l’atteggiamento estremamente collaborativo), la palla passa al M5S. Le proposte che verranno da Grillo infatti dovrebbero inserirsi in un solco già tracciato e che il Pd non ha intenzione di abbandonare. Se così sarà, si assisterà ad una parlamentarizzazione del negoziato, altrimenti le trattative si interromperanno. La scelta per il M5S non è facile. (Pierfrancesco Frerè /ANSA)

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