Fari puntati sul Venezuela alla Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel Mondo

Pubblicato il 03 luglio 2014 da redazione

BOLOGNA- La riunione della Consulta degli Emiliano Romagnoli nel mondo si è arricchita di un nutrito gruppo di venezuelani immigrati in Italia. Emigrati dall’Italia che accolgono immigrati in Italia, che si confrontano. Accomunati dal fatto di avere entrambi origini italiane.

Si intitola “Ci stiamo dimenticando del Venezuela? Rompiamo il silenzio attorno ad uno dei Paesi più italiani nel mondo, che sta attraversando una profonda crisi istituzionale ed economica” la bella iniziativa organizzata dalla presidente della Consulta Silvia Bartolini, per squarciare il velo su una situazione di cui, inspiegabilmente, in Italia si parla molto poco. Sono numerosi gli emiliano romagnoli che vivono in Venezuela (ricordiamo che sono circa due milioni gli italiani o discendenti di italiani che vivono nel paese), dove sono presenti anche quattro nostre associazioni. Da queste associazioni nei mesi scorsi sono arrivati segnali poco rassicuranti sulla condizione del paese, confermati dalle testimonianze portate in sala da numerosi italo venezuelani e altri collegati in diretta telefonica,  portatori di appelli disperati. Un confronto davvero toccante, da cui sono uscite immagini di omicidi, violenze e soprusi davvero intolleranti.

Ha introdotto la seduta, la testimonianza di Margherita Salvioli Marani, italiana cresciuta in quel paese,  segretaria provinciale della Cisl di Reggio Emilia che ha tracciato la storia degli ultimi cinquant’anni  del Venezuela, dalla situazione quasi feudale che ha preceduto l’avvento di Chavez quando quasi tutta la ricchezza del Venezuela era nelle mani di sole 12 famiglie, alla “rivoluzione chavista”,  la successione di Maduro e infine le proteste, iniziate nel febbraio scorso che hanno portato già un numero imprecisato di morti e imprigionamenti.

Di grande interesse l’intervento storico e sociale di Loris Zanatta, professore di Scienze politiche e Sociali dell’Università degli studi di Bologna che ha analizzato il fenomeno populista di Chavez, tessendo degli interessanti parallelismi col peronismo argentino e mettendo in relazione i due paesi accomunati dal fenomeno della forte immigrazione. “La forte immigrazione in un territorio è un fertile terreno per  il populismo – spiega Zanatta – perché è una reazione a una sensazione di disgregazione”.  Spiega Zanatta che fin dall’inizio il governo di Chavez si è vestito  dei colori del populismo e la situazione tragica a cui siamo arrivati oggi era facilmente prevedibile.

“Così come – spiega ancora il docente – è comprensibile perché in Italia, si parli poco della situazione estremamente difficile in cui si trova il Venezuela. C’è silenzio attorno, soprattutto nell’ambito della sinistra, perché quella di Chávez,  viene considerata una dittatura progressista. E’ triste ma è così. Non si tratta di un pregiudizio ideologico, ma di scarsa conoscenza”. Zanatta spiega che ancora una volta ci troviamo di fronte al “mito”. La storia, ha spiegato,  è costellata di miti, tanto per stare in area geografica possiamo annoverare la rivoluzione cubana, il sandinismo e ora il chavismo. Per Zanatta quello che è successo in Venezuela è da manuale. Un uomo solo, in nome del popolo ha accentrato su di sé tutti i poteri. Il problema infatti, spiega Zanatta, è che il populismo, se non trova ostacoli diventa totalitarismo. Di destra o di sinistra esso sia. Perché poi come spiega Zanatta non ha nemmeno più senso parlare di sinistra o di destra. “Il Venezuela, a differenza di altri paesi come i vicini Cile o Colombia,  negli ultimi due anni ha visto aumentare in modo spropositato inflazione e recessione portando il paese sull’orlo della bancarotta e innescando le proteste che oggi incendiano il paese”.

Alle relazioni, si sono susseguite le testimonianze, anche di diversi emiliano romagnoli che in Venezuela sono nati, cresciuti o che vi hanno lavorato. Tutti hanno dato una testimonianza estremamente preoccupante. A questa si è aggiunto l’intervento di Giovanni Mariella, vice Presidente del Consiglio Generale dei pugliesi del mondo che si è già attivato a favore del popolo venezuelano, denunciato le violenze e chiesto un intervento  da parte delle istituzioni italiane.  Tutti hanno ringraziato la Consulta e la presidente Bartolini dell’iniziativa, una delle pochissime del genere in Italia, che ha permesso di far conoscere la grave situazione in cui versa il popolo venezuelano e i tanti italiani o discendenti di italiani che là vivono.

Sivia Bartolini ha ribadito la volontà di tenere viva l’attenzione sulla tragica situazione in cui versa il Venezuela e ha raccolto l’appello venuto da più persone di cercare una via per far giungere nel paese sud americano medicinali e presidi sanitari necessari e ora, a detta delle testimonianze, introvabili.

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