Da Germania a Francia, le divergenze sul futuro europeo

BRUXELLES. – Nuovo dibattito, vecchi schieramenti: il discorso sulla flessibilità della disciplina di bilancio da ricercare all’interno del Patto di stabilità, avviato dall’Italia oggi all’eurogruppo e pilastro economico del semestre di presidenza, ha ottenuto un’accoglienza che non sorprende. Da una parte i falchi rigoristi, dall’altra chi con l’Italia cerca tutte le strade per aiutare la crescita. Ma il divario non è più solo Nord-Sud. Promotrice del dibattito è l’Italia, appoggiata fin da subito dalla Francia che anche oggi, con il presidente Hollande, rinnova l’invito alla Ue a cercare spazi di manovra. La Francia ha in corso un piano di riforme molto duro, è sotto procedura per deficit eccessivo, ed ha già ottenuto la flessibilità del ‘braccio correttivo’ del Patto di stabilità cioè ha avuto un anno in più per tagliare il deficit. Il fronte degli scettici, che però si uniscono alla necessità sentita dall’Italia di aiutare la crescita, è guidato dalla Germania. “No a scappatoie dai propri doveri”, ha detto Wolfgang Schaeuble. L’Olanda, la Finlandia e la Svezia sono sulla stessa lunghezza d’onda: prima le riforme poi la flessibilità, hanno detto l’olandese Dijsselbloem e il commissario ad interim Siim Kallas, finlandese. C’è poi il fronte dei Paesi che avendo chiesto aiuti alla Ue in cambio di riforme draconiane, non sono favorevoli a concedere ‘sconti’ ad altri: è il caso di Irlanda, Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo.

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