L’amore per il mondo africano

Pubblicato il 08 luglio 2014 da redazione

CARACAS. – Il salone Elsa Morantes della fondazione Casa dell’Artista è stato aperto da poco. A mano a mano che entriamo possiamo ammirare i quindici dipinti che compongono la particolare e interessante esposizione di José Luis Rizzo. Dai quadri emerge una “africanitá” palpitante, ogni particolare testimonia il lavoro accurato e denso di passione dell’artista che ci raggiunge mentre stiamo ancora ammirando il suo lavoro.

José Luis Rizzo è un pittore italo-venezuelano innamorato dell’arte in tutte le sue sfumature. Ha dedicato anni di studi all’arte plastica ma ama anche suonare il pianoforte, anche se lo fa esclusivamente per suo piacere personale.

La sua passione per la pittura è cominciata quando aveva appena 12 anni. La sorella, Patrizia Rizzo, che era già un’artista apprezzata lo ha aiutato a trasformare un’inclinazione in una scelta di vita. “Lei mi ha inserito in questo mondo. Ho capito che, quando abbiamo una passione dobbiamo coltivarla e farla andare avanti.” Ci dice Rizzo.

Il suo lavoro è caratterizzato dall’uso della tecnica Iperrealista d’olio su tela. “Per esprimerti attraverso l’Iperrealismo devi lavorare sempre partendo da una fotografia. In questo modo la pittura diventa più reale anche se l’artista può fare le variazioni che ritiene opportune. A differenza dell’Astrattismo che richiede maggiore creatività, l’Iperrealismo ha bisogno di più dedizione. “Questo è un lavoro molto minuzioso – prosegue Rizzo – per il quale bisogna calcolare bene le misure necessarie a rendere il giusto volume e la forma di ciò che vuoi esprimere. Tutto deve essere studiato, per esempio se fai una mano troppo piccola in confronto al resto del corpo si nota subito che qualcosa non va. È importante educare l’occhio alle proporzioni”.

Un altro elemento molto particolare delle sue pitture è una predominanza di temi che si ispirano all’Africa. Perché? Da dove sorge questa inclinazione? Lo stesso Rizzo risponde. “Mi sento molto identificato con il mondo africano – ci dice – La scienza ha dimostrato che i primi esseri umani vengono dall’Africa per cui tutti abbiamo radici africane. Vero è che le evoluzioni posteriori hanno diluito in alcune popolazioni quelle prime radici lasciandole invece quasi inalterate in altre”. In questa sua tappa artistica Rizzo considera più interessante dipingere la pelle nera piuttosto che quella bianca. Al tempo stesso è cosciente che “uno stile può cambiare perché l’artista si rinnova costantemente”.

Ora sta producendo anche dipinti in bianco e nero perché “la mancanza di colori mette maggiormente in rilievo i volumi». In questa nuova fase sta dando particolare importanza ai dettagli che considera molto importanti. “Sperimentare nuove proposte artistiche diventa una metamorfosi dello stesso artista” confessa.

José Luis Rizzo ama dipingere il corpo umano, sia esso di uomo o di donna. “Cerco sempre l’armonia nei corpi umani anche se sono cosciente che il concetto della bellezza va cambiando continuamente. Oggi molte donne cercano di cambiare sé stesse con la chirurgia estetica e spesso appaiono innaturali e ben lontane da quell’ideale di bellezza al quale aspirano. A volte l’artificialità della chirurgia le fa apparire perfino grottesche”.

Il processo creativo per Rizzo inizia molto prima del momento in cui inizia a dipingere. A monte c´è una ricerca profonda, c’è lo studio di quello che vuole cogliere e trasmettere. Poi, mentre dipinge, ama essere solo con sé stesso e senza distrazioni perché, ci dice: “Questo lavoro richiede una forte concentrazione”.

Mentre osserviamo i suoi quadri, capiamo cosa vuole dire, perché ogni suo lavoro trasmette un’emozione diversa. Non ama chiudere un’opera in un titolo perché preferisce lasciare spazio all’immaginazione di chi osserva. Cura, però, i dettagli con grande meticolosità: “Se dipingo un viso, mi interessa che lo sguardo sia più penetrante, che le persone possano entrare dentro il personaggio. Che trasmetta qualcosa».

Purtroppo, secondo l’artista, questo tipo di dipinti non sono apprezzati sufficientemente, soprattutto in Venezuela. “Infatti, i momenti più difficili li affronto quando desidero partecipare a qualche concorso. Quasi sempre gli organizzatori considerano la mia arte obsoleta e non sanno, invece, che all’estero ha il suo spazio e il suo pubblico. Ho fatto varie esposizioni e ho anche vinto dei premi ma non riesco a partecipare a quelle più importanti perché di solito preferiscono opere astratte e prediligono l’arte concettuale”.

Il mese scorso Rizzo, insieme ad altri pittori, ha inviato un regalo al governo del Sudafrica. L’opera che ha come titolo “Un Politico” ritrae la bandiera del Sudafrica arricchita da piccoli ritratti fatti da ciascun artista. “Io ho dipinto un uomo nero, uno schiavo e l’ho fatto in bianco e nero. E’ un lavoro che mi ha entusiasmato perché sapevo che sarebbe andato fuori dai confini nazionali e avrebbe raggiunto uno dei paesi da cui traggo la mia ispirazione”.

Parlando del suo lavoro creativo Rizzo commenta con amarezza che in Venezuela è praticamente impossibile mantenersi con la vendita dei quadri. “Ci sono leggi che aiutano gli artisti ma non vengono messe in pratica e se non hai qualcuno che ti sostiene non riesci a vivere del tuo lavoro. Credo che bisognerebbe trovare canali, come per esempio la pubblicità, per incentivare e far conoscere il talento giovane”.

José Luis Rizzo è orgoglioso del risultato di questa mostra che si chiama “Loangos” e che si colloca all’interno delle celebrazioni della “afrovenezolanidad”. In essa ritroviamo la cultura italiana e quella venezuelana così come un grande rispetto per il mondo africano. (Yessica M. Navarro D./Voce)

 

 

 

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