Mondiali: L’incubo degli Emigranti

CARACAS. – Poco più di una settima è ormai passata ma ancora non riusciamo a crederci: il nostro peggior incubo da italiani all’estero è diventato di nuovo realtà.

Per la seconda volta consecutiva, infatti, la nostra grande nazionale viene eliminata dai mondiali nella fase a gironi. Per molti di noi è la prima volta che viviamo, e soffriamo, una cosa del genere,  visto che era dagli inizi degli anni 60, quando anche a diversi anni di distanza, il calcio italiano non riusciva ancora a riprendersi dalla tragedia del Grande Torino a Superga.

Per noi italiani all’estero, uscire dai mondiali così presto è un vero e proprio lutto. Non tanto per la sconfitta in sè, perchè a dire il vero perdere ci può pure stare, ma bensì per il modo in cui ci siamo visti soffiare un sogno di ben quattro lunshissimi anni in altrettanti giorni. Sogno che, come lo si può ben capire, ci fa sempre sentire l’orgoglio italiano alla sua massima espressione, anche da fuori.

Diciamoci la verità. Questa in Brasile è la sconfitta che brucia di più, e non solo perchèè l’ultima, ma perchè, a differenza di quella in Sud Africa, non ce l’aspettevamo davvero, soprattutto dopo il grande esordio contro l’Inghilterra: mai prima ci fu un finale così brutto dopo un inizio così bello.

Ci fa male perchè era l’ultima di Pirlo e probabilmente anche di Buffon, i nostri grandi eroi che non ci hanno mai fatto invidiare i vari Messi, Ronaldo e Neymar, simboli del nuovo, e unico, calcio che si conosca qui in America.

Ci fa male, perchè per noi, a differenza che per gli altri popoli, il mondiale non finisce sempre il giorno della finale, ma dura solo finchè siamo in vita.  Perchè vedere un mondiale senza l’Italia non ha alcun senso. È un po’ come mangiare la pasta scotta, oppure senza sale. Se sei proprio affamato magari te la mangi, ma il senso di schifo non te lo leverà mai nessuno.

Ci fa male perchè, subito dopo la disfatta, sei costretto a rientrare nella normalita locale, dove non si soffre mica per il calcio e ti devi sentir dire che la vita va avanti, senza pene ne glorie.

Perchè mentre continui a pensare a  tutti i minimi particolari della sconfitta, dalle tattiche alle polemiche, ti ritrovi con la solita domanda degli stranieri riguardo che squadra dovremmo mai tifare per il resto della competizione.

Il dubbio banale di chi non capisce che il nostro cuore può avere soltanto un colore, azzurro, e che non esiste proprio di tifare un’altra squadra. Anzi, la nostra natura ci permeterebbe soltanto di gufare qualche rivale, ma nient’altro.

Ed è proprio cosi che ora, disgraziatamente, siamo costretti a tornare al punto di partenza e dover aspettare altri quattro anni per alimentare un nuovo sogno,  con nuove illusioni, mentre sono gli altri a far festa.

Dovremo cortesemente tacere con le solite prese in giro da chi, a differenza nostra, non ha mai provato il gusto della gloria decennio dopo decennio e può soltanto sognare di avere cosi tanta storia sulle proprie spalle.

E siccome noi di storia ce ne intendiamo bene assai, non perdiamo mai il coraggio di andare avanti con la consapevelozza che prima o poi torneremo ai nostri livelli abituali, nel calcio che conta. D’altronde, non ci potrà essere mai un Rinascimento se non c’è stato prima un Medioevo.

Passaremo le nostre giornate sentendo parlare di nuovi progetti, nuove generazioni, nuovi sistemi, e perfino nuovi scandali; ma alla fine ciò che non cambierà mai e l’amore per questa maglia, che ci fa sempre sentire italiani veri nel bene e nel male, ovunque ci troviamo.

E quindi avanti Italia, abbi forza e determinazione, che in Russia anche la matematica sarà dalla nostra parte, quando ci ritroveremo a 12 anni dall’ultima finale… (Riccardo Di Julio/Voce)

 

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