Compravendita senatori: Prodi, sentii solo chiacchiere

Pubblicato il 16 luglio 2014 da redazione

NAPOLI. – Fa ricorso all’ironia Romano Prodi quando ripercorre le strane vicende di quella stagione, allorché sarebbero stati messi in atto da Berlusconi – come sostiene l’accusa – i tentativi di cooptare a suon di milioni i suoi parlamentari e determinare così la caduta del governo che presiedeva. ”Non fui informato di fatti specifici, altrimenti a quest’ora sarei ancora presidente del Consiglio”, scherza l’ex leader dell’Ulivo quando, in Tribunale, a Napoli, risponde alle domande dei pm Vincenzo Piscitelli e Francesco Vanorio che hanno condotto l’inchiesta con i pm Henry John Woodcock e Alessandro Milita, i quali gli avevano chiesto se avesse percepito l’esistenza delle trattative sottobanco che sarebbero state promosse dal Cavaliere la cui parte politica le denominò ”Operazione libertà”. Prodi ha testimoniato per circa un’ora al processo, davanti alla prima sezione del Tribunale partenopeo, che vede imputati di corruzione Silvio Berlusconi e il giornalista Valter Lavitola, quest’ultimo indicato come intermediario per i tre milioni di euro versati all’ex senatore Sergio De Gregorio, eletto nelle liste dell’Italia dei Valori e poi passato allo schieramento di centrodestra. Ma, all’epoca, tra il 2007 e il 2008, cosa venne a sapere il Professore di quell’operazione che per i magistrati della Procura di Napoli rappresentò un clamoroso caso di corruzione politica? Poco o nulla. ”Ne ho avuto contezza solo quando ho ricevuto una lettera del senatore De Gregorio il 12 giugno 2013”, racconta in aula. Nella lettera, scritta dopo che l’ex senatore era stato coinvolto nell’inchiesta dei pm partenopei, De Gregorio chiede perdono a Prodi per aver tradito il mandato parlamentare, sottolinea il disvalore della sua condotta e racconta di essere stato ”offuscato dalle logiche del potere e del denaro”. La lettera, consegnata da Prodi, è stata acquisita dal Tribunale agli atti del processo, così come la risposta che il Professore inviò alcuni giorni dopo all’ex esponente dell’Idv. Nella sostanza, l’ex premier ha dunque ribadito di non essere stato al corrente del tentativo di sottrarre senatori alla maggioranza per far cadere il suo governo. Ed ha riferito che gli giungevano soltanto “chiacchiere” sulle quali, tuttavia, non si soffermava. Quello che gli arrivava era cioè un “chiacchiericcio continuo”. L’ex premier ha ricordato che il suo governo, che si reggeva a Palazzo Madama su una maggioranza assai “risicata”, andò in crisi in una fase di ”tranquillità”, dopo aver passato lo scoglio della Finanziaria. Prodi ha poi risposto alle domande dei legali di Berlusconi, gli avvocati Michele Cerabona e Niccolò Ghedini. Cerabona gli ha sottoposto alcune affermazioni di De Gregorio, secondò cui il distacco da Prodi avvenne in conseguenza di alcune decisioni in politica estera, tra cui l’opposizione dell’allora premier a una trattativa portata avanti dallo stesso De Gregorio e dall’ex dirigente del Sismi Nicolò Pollari per la liberazione di alcuni soldati israeliani rapiti dagli Hezbollah. Ma Prodi ha negato decisamente tale circostanza. Il processo, dopo la testimonianza dell’imprenditore italo-argentino Carmelo Pintabona (il quale ha ribadito le dichiarazioni già rese nel corso delle indagini, sostenendo in particolare di non aver consegnato una lettera di minacce di Lavitola a Berlusconi) è stato rinviato al 17 settembre.

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