Ostruzionismo frena riforme ma Renzi promette risultati in 15 giorni

ROMA. – Frenata dall’ostruzionismo e con il rischio ingorgo in Aula, si complica la corsa del treno delle riforme. Da lunedì pomeriggio, formalmente, si potrà votare sugli emendamenti ma le certezze sui tempi rapidi dell’approvazione continuano a vacillare anche se il premier Matteo Renzi torna a porre dei paletti ben saldi, affermando che, nonostante l’ostruzionismo di opposizione e dissidenti interni, il ddl Boschi avrà il suo primo placet al Senato entro 15 giorni. Nel frattempo, alla ricerca dell’ultimo sprint anche sulla legge elettorale, Renzi allarga il il raggio di dialogo e cerca un maggiore coinvolgimento del M5S, aprendo su preferenze e immunità ma incassando, a stretto giro, il warning di Silvio Berlusconi, preoccupato dalla prospettiva di un ‘Patto del Nazareno II’ con i pentastellati.  I giochi, insomma, sono tutt’altro che conclusi tanto che è lo stesso Renzi, nel suo faccia a faccia con i 5 Stelle e, soprattutto, con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, ad annunciare un nuovo giro di consultazioni da qui al 1 agosto, con la prospettiva che, nel frattempo, il ddl Boschi abbia già incassato il primo sì del Senato. La novità della giornata, resta, comunque, il secondo e lungo round tra la delegazione Democrat e quella 5 Stelle su legge elettorale e riforme. Ed è sul secondo tema, che Renzi ‘tenta’ i ‘grillini’. “Quali sono i punti intoccabili? Ce li mandate? Non credo che siamo così lontani”, incalza il premier-segretario, annunciando un terzo incontro prima che l’Italicum approdi al Senato. I due temi – riforme e legge elettorale – sono insomma più che mai intersecati, anche per lo stesso Renzi, consapevole che, per affrontare l’ultima tappa al meglio, occorre anche blandire i ‘piccoli’. Da qui l’apertura sulle preferenze (“le avremmo volute ma il patto non le prevede”) comunicata ai 5 Stelle e a tutti coloro che assistono alla diretta streaming dell’incontro. Sul doppio turno di lista Renzi si mostra invece prudente, rimandando ad una riflessione con i contraenti del Patto del Nazareno e avvertendo che i partiti minori saranno di certo contrari. Del resto, il gioco di equilibri nel quale si deve muovere il premier, è fragile e mutevole. Oggi tocca a Piero Fassino, presidente Anci, alzare la voce, affermando che 21 sindaci nel nuovo Senato sono pochi mentre a Palazzo Grazioli le aperture renziane al Movimento fanno subito scattare l’allarme. I patti vanno rispettati, se Renzi apre alle preferenze, il banco salta, su legge elettorale e riforme, è il ragionamento di un Berlusconi sul quale non si allentano le pressioni dei frondisti FI. Frondisti che, a Palazzo Madama, fanno ormai da sponda ai dissidenti Pd, con entrambi i gruppi che appaiono ben lungi da arretrare. Anche oggi in Aula non sono mancati gli interventi contrari al ddl Boschi, da quello di Walter Tocci a quello della leghista Bisinella, mentre nessuno, finora, ha manifestato la volontà di ridurre i quasi 8mila emendamenti che frenano il percorso del testo in Aula. Aula che, come deciso dalla capigruppo, comincerà a votare gli emendamenti formalmente da lunedì pomeriggio – dopo le repliche dei relatori e del ministro Maria Elena Boschi – anche se, precisa Roberto Calderoli, difficilmente si potrà votare in giornata. Finora, inoltre non è stato previsto alcun contingentamento dei tempi ma un interrogativo, tuttavia, avanza con il trascorrere delle ore: il governo, se da un lato è disposto a discutere, nel merito, alcune modifiche proposte, dall’altro, di fronte ad un ostinato ostruzionismo, potrebbe in qualche modo davvero usare la ‘ghigliottina’. Anche perché l’obiettivo resta chiudere entro la pausa estiva, ovvero l’8 agosto. Intanto, l’ingorgo di provvedimenti in Parlamento (5 i decreti in ballo) produce un primo effetto: la proroga dell’attuale Csm oltre la sua scadenza naturale, fino al 2 settembre, dopo le ‘fumate nere’ dei giorni scorsi nell’elezione degli 8 componenti laici. (di Michele Esposito/ANSA)