Asse Colle-P.Chigi, ampio dibattito c’è stato, ora votare

ROMA. – Ma quale deriva autoritaria? Come si fa a dirlo dopo un “dibattito che è stato ampio, libero ed estremamente aperto” e che si è sviluppato per oltre tre mesi in Commissione. Si è giunti al “paradosso” che proprio la macroscopica “anomalia tutta italiana” del bicameralismo paritario sia oggi usata da qualcuno – anche dentro il Pd – come “l’idolo” supremo del sistema di garanzie costituzionali… Basta con “il nulla di fatto”, tuona Giorgio Napolitano confermando ancora una volta l’endorsement del Quirinale alle scelte di palazzo Chigi.  Matteo Renzi infatti ha assicurato che in questa prima fase non intende strozzare il dibattito ma in piena sintonia con il Colle, confermano fonti governative, non intende finire ancora una volta nella palude dell’inconcludenza in materia di riforme istituzionali. Quindi piccole aperture e garanzie sì ma senza cedere agli estremismi di quanti la riforma non la vogliono “tout court”. Che il piano di guerra, per arrivare al voto sulla riforma del Senato prima della pausa estiva, fosse da settimane concordato tra il presidente e il premier era cosa nota. Ma oggi Giorgio Napolitano, nell’ultimo appuntamento pubblico con la stampa parlamentare, non ha voluto lasciare nulla al caso. E nel pomeriggio ha chiamato Matteo Renzi al Quirinale per confermare la linea e fare il punto anche sulla delicatissima situazione internazionale, “Una fase drammatica” della quale in Italia manca “una percezione consapevole delle dimensioni e dei fenomeni che configurano una crisi complessiva e pericolosissima”. Il tutto proprio mentre il Governo ha appena assunto la guida semestrale dell’Unione europea. Proprio da questa sottolineatura del presidente nasce la conferma che l’Italia continua a puntare sul ruolo di Alto rappresentante per la politica estera della Ue. Napolitano ha messo a punto con il premier la strategia parlamentare per vincere anche quella parte di ostruzionismo non propositivo, costruito su centinaia e centinaia di emendamenti seriali. Ci sono alcuni punti fermi: voto prima dell’estate; nessuna misura shock come la tagliola che darebbe fiato a quanti parlano di “autoritarismo”; ampie concessioni sulla legge elettorale (l’Italicum sarà “ridiscusso con la massima attenzione per criteri ispiratori e verifiche di costituzionalità che possono indurre a concordare significative modifiche”) e tanto lavoro parallelo per mostrare al Paese fiaccato dalla crisi che non tutto è bloccato dalle riforme istituzionali. Per questo Renzi ha nuovamente rassicurato Napolitano che non ha la minima intenzione di brandire l’arma della richiesta del voto anticipato (anche se qualcuno dei suoi la paventerebbe, si rimarca in ambienti parlamentari) avendo impostato la sua campagna dei 1000 giorni. Ma una cosa è certa: la riforma del Senato va fatta al più presto. Napolitano e Renzi sono assolutamente d’accordo che il bicameralismo paritario è “sempre più indifendibile e fonte di gravi distorsione del processo legislativo”. Come dimostra il pericolosissimo ingorgo parlamentare di queste settimane con provvedimenti importantissimi che rischiano di decadere a causa della farraginosità del sistema. Infatti, sono ferme le riforme, fermi anche i provvedimenti essenziali come quello sul lavoro, indispensabile per allentare la morsa della disoccupazione giovanile. Nessuno poi pensi a strumentalizzare, forzare o estendere il mandato presidenziale. “Non esercitatevi in premature e poco fondate ipotesi o previsioni” sulla data delle mie pur annunciate dimissioni dal secondo mandato, dice Napolitano alla stampa parlamentare affinchè anche i politici capiscano. Non ci sono giochetti, trame o timing predisposti. “Sono concentrato sull’oggi”, ha detto con chiarezza Napolitano aggiungendo di non sottovalutare la seconda “riserva” (la prima era legata al percorso delle riforme) da lui più volte richiamata per una sua prossima uscita dal Quirinale: “la sostenibilità delle mie forze, di un pesante carico di doveri e funzioni. E questa è una valutazione che appartiene solo a me”, ha ribadito. (Di Fabrizio Finzi/ANSA)