Lavoratori Alitalia al voto per approvare il referendum

ROMA. – Lavoratori Alitalia al voto per approvare o bocciare l’intesa sui 31 milioni di tagli al costo del lavoro. Le urne sono aperte fino a venerdì, in tempo per l’assemblea dei soci, come chiesto dall’ad Gabriele Del Torchio. Ma sulla consultazione è guerra aperta tra i sindacati, con la Uiltrasporti, unica sigla a non aver firmato l’intesa, che invita i lavoratori a non partecipare a questa “farsa” e indice un’altro referendum la prossima settimana, quindi fuori tempo massimo. La decisione sul referendum è arrivata in mattinata dai sindacati che hanno siglato l’intesa (Filt Cgil, Fit Cisl e Ugl trasporti), dopo che ieri sera Del Torchio, in una missiva ai dipendenti, ha indicato la necessità che l’esito del referendum arrivi entro venerdì 25 alle 9. Le urne sono state aperte oggi alle 16 e si potrà votare fino alle 8 di venerdì. L’accelerazione non è però piaciuta alla Uilt, lo stesso sindacato che aveva chiesto la consultazione, che ha deciso di indire un referendum dal 28 luglio al primo agosto, invitando i lavoratori a non partecipare a questo voto. “Alitalia ha imposto unilateralmente i tempi”, che sono “limitatissimi”, impedendo alla “gran parte dei turnisti e fuori sede di partecipare”, e “senza consentire l’informazione necessaria”, sostiene la Uilt, che si scaglia anche contro una email dell’azienda che informa sul voto allegando il volantino delle altre sigle: questo “denota un’inquietante vicinanza ed interferenza”. Parole che aprono un vero e proprio scontro tra sindacati. “Siamo veramente alla tragedia e qualcuno continua a giocare col fuoco”, afferma il segretario generale della Fit Cisl Giovanni Luciano: “Venissero a votare no e dicessero chiaramente ai loro iscritti cosa succede se vincono”. “Non si può fare finta che i problemi siano risolti o che sia tutto un gioco delle parti perché si corre il rischio che si determini un effetto a catena, con epilogo il fallimento dell’impresa”, aggiunge Nino Cortorillo della Filt Cgil, facendo sapere che al momento si registra un’alta affluenza. Intanto è lavoro senza tregua per riuscire ad approvare l’equity commitment anche senza le Poste, la cui posizione è stata ribadita oggi dall’ad Francesco Caio. Per il nuovo investimento (circa 40 milioni dopo i 75 dell’anno scorso) serve un “forte orientamento al futuro” e l’adesione al progetto avverrà seguendo criteri “di mercato finanziari e industriali”. La condizione è puntare su una newco libera da pesi del passato (di cui Poste diventerebbe terzo socio con il 5%), spiega Caio, che agli altri soci precisa: “Non siamo speciali, ma diversi sì, siamo un’azienda pubblica e abbiamo vincoli diversi” e “sotto la lente dell’Europa” perché non si configuri un aiuto di Stato. Con Poste fuori dal nuovo impegno finanziario nella old company, si starebbe studiando il coinvolgimento di altri soci per coprire la quota mancante di 40 milioni. Ma è escluso che si tratti delle banche, come ha chiarito il cdg di Intesa (primo azionista con il 20,59%) Gros Pietro: “Le banche hanno fatto quello che dovevano fare”. Tra le ipotesi sarebbe spuntata anche quella di una newco cuscinetto, partecipata da Poste e dalla vecchia Alitalia, che avrebbe il 51% della nuova Alitalia, in cui Etihad entrerebbe col 49%. Il giorno della verità è venerdì, quando l’assemblea delibererà sull’operazione, oltre ad approvare il contratto con Etihad.

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