Vertice del Mercosur, il fantasma del default argentino

CARACAS –  Il fantasma del default argentino pesa sulla “Cumbre” del Mercosur. I presidenti di Argentina,  Bolivia, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela si sono riuniti a Caracas in occasione della 46esimo vertice dei capi di Stato del Mercosur; “cumbre” che, in questa, occasione si è caratterizzata per le ripetute manifestazioni di solidarietà verso l’Argentina di Cristina Fernández de Kirchner che, in queste ore, rischia il default.

– La presidente Cristina – ha sottolineato il capo di Stato venezuelano, Nicolàs Maduro – può essere sicura della nostra solidarietà militante. La accompagneremo in questo difficile momento nella sua lotta per i diritti economici dell’Argentina.

Nel consegnare alla presidente Cristina Fernàndez de Kirchner la presidenza di turno dell’organismo multilaterale, il capo di Stato venezuelano ha anche detto che “il danno che si arreca all’Argentina” avrà ripercussioni nei Paesi del Sud.

In queste ore si stanno decidendo le sorti di una delle economie più grandi del Continente americano. Un suo default avrà sicuramente conseguenze sul resto delle economie nazionali. La presidente argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, è tornata ad offrire agli “hedge fund” che non hanno accettato il concambio dei cosiddetti “tango bond” di accettare i termini degli swap al pari degli altri detentori di titoli, assicurando che “se lo accettano otterranno una rendita del 300%, in dollari”.

Fernandez de Kirchner ha rilanciato l’offerta intervenendo nel vertice di capi di Stato del Mercosur mentre a New York una delegazione argentina era riunita con lo “special master” designato dalla giustizia americana per arrivare a un accordo con i “hedge fund” ai quali Buenos Aires deve pagare circa 1,5 miliardi di dollari.

Se l’Argentina non conclude un accordo con gli hold out entro oggi tornerà a cadere in default sul suo debito estero dopo 13 anni, ma Fernandez de Kirchner è tornata a ribadire che un accordo non è possibile, giacché potrebbe innescare la cosiddetta clausola Rufo (Right upon future offers), obbligando Buenos Aires a pagare il 100% del valore dei bonds anche ai creditori che hanno accettato il concambio.

– Se avessi un altro cane, vi assicuro che lo chiamerei Rufo –  ha scherzato la presidente argentina.

Dal canto suo, nel corso del vertice, il presidente uruguayano, Josè Mujica, ha esortato i colleghi ad un maggior impegno.

– E’ necessaria una maggiore volontà politica – ha detto il presidente Mujica che è convinto che senza di essa “è impossibile una più profonda integrazione tra le nazioni” dell’organismo sudamericano.