Ennesimo rinvio per i marò. Udienza tribunale speciale slitta a ottobre

ROMA. – Nuovo rinvio nella lunga e complicata vicenda che vede protagonisti i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: l’udienza prevista oggi presso il tribunale speciale di New Delhi non si è svolta per l’assenza del giudice che era malato. Un ennesimo stop, fino al 14 ottobre, che non ha particolari ripercussioni sull’iter giudiziario in sé ma che ha subito riacceso la polemica politica in Italia per un caso che va avanti ormai da oltre due anni e due governi. “Ora basta con la politica da eunuchi del Governo! Renzi vada domani in India o si dimetta”, tuona su twitter il presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni. Ignazio La Russa contesta al governo “un atteggiamento di totale immobilismo”, mentre il presidente della commissione della Difesa della Camera, Elio Vito, ha manifestato “la grande preoccupazione” e ha ribadito la richiesta di un incontro tra le commissioni Esteri e Difesa, il premier e i ministri Mogherini e Pinotti. Nell’udienza di oggi, alla quale come avvenuto in passato non erano presenti i due marò, il giudice del tribunale speciale si sarebbe dovuto pronunciare su un’istanza presentata lo scorso novembre dalla polizia antiterrorismo Nia alla quale si era fortemente opposta la difesa italiana. Sull’incompetenza della polizia antiterrorismo si era espressa anche la Corte Suprema che, dopo aver accolto il ricorso della difesa, il 28 marzo aveva sospeso il processo presso il giudice speciale. E’ per questo che, se anche il giudice oggi non fosse stato malato, il rinvio ci sarebbe stato comunque, in quanto “presa d’atto” della decisione della Corte Suprema. Ed è al massimo organo giudiziario indiano che ora si guarda: finché non si esprimerà sui ricorsi della difesa (polizia antiterrorismo, giurisdizione e l’opportunità che Latorre e Girone possano tornare in Italia in attesa del processo) tutto resta fermo. A sua volta, la Corte aspetta le controdeduzioni del governo di New Delhi che due mesi fa ha nominato procuratore generale l’ex avvocato dei marò Mukul Rohatgi. Ma è chiaro che il caso dei due militari italiani, trattenuti in India dal febbraio 2012 con l’accusa di aver ucciso due pescatori mentre erano in servizio anti pirateria a bordo della petroliera Enrica Lexie al largo delle coste del Kerala, non si gioca solo nelle aule dei tribunali indiani. “Renzi avrebbe dovuto fare la sua personale crociata per riportare a casa Latorre e Girone, non per portare in Europa una figura inesperta e inadeguata coma Mogherini”, dichiara Maurizio Gasparri, mentre i senatori di Italia Lavori in Corso Lorenzo Battista e Luis Alberto Orellana stigmatizzano il comportamento del ministro della Difesa definendola “una schiacciabottoni” del premier. Per l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi, che si dimise dall’incarico dopo la decisione di restituire i due militari alla giustizia indiana, “è un caso ancora lontano dalla soluzione ed è preoccupante che il governo continui a trincerarsi dietro le esigenze del silenzio”. Nelle scorse settimane gli esponenti del governo in prima linea sulla vicenda di Latorre e Girone hanno ribadito che ora l’unica strada da percorrere è l’internazionalizzazione e l’arbitrato. Di questo si sta occupando il comitato di giuristi, guidati dall’avvocato inglese Daniel Bethlehem, istituito a maggio dal ministro Mogherini. A inizio mese la titolare della Farnesina aveva sottolineato che è stata aperta “una fase nuova”, “operativa”: proprio per questo “si tratta di lavorare duro e apparire il meno possibile”.  (di Benedetta Guerrera/ANSA)

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