Argentina in default accusa Usa, fra ipotesi appello a L’Aia

NEW YORK. – L’Argentina in default punta il dito contro gli Stati Uniti, i veri ‘responsabili’ di una ‘situazione senza precedenti’. Buenos Aires non usa mezzi termini e accusa il giudice Thomas Griesa, sul quale ricade la responsabilita’ del mancato pagamento dei titolari di bond. E mentre il governo valuta le strade legali a disposizione, incluso l’appello alla corte internazionale dell’Aia, proprio Griesa convoca di nuovo l’Argentina e gli hedge fund in tribunale: l’appuntamento e’ per domani. I titolari di tango bond, inclusi gli italiani, attendono di capire cosa succedera’. Intanto un primo risultato tangibile, per l’Italia, potrebbero essere le difficilta’ di Telecom Italia a vendere la propria partecipazione in Telecom Argentina. Il rischio e’ quello di un rinvio o di dover rinegoziare i termini dell’operazione. Secondo indiscrezioni, si continua comunque a lavorare dietro le quinte per rendere il default breve e indolore: alcune banche americane, inclusa JPMorgan, starebbero trattando per acquistare i bond dai fondi speculativi per 1,4 miliardi di dollari. Il confronto e’ in corso e sembra fluido. Ma anche quello di ieri fra le banche argentine e i fondi lo sembrava prima della rottura. L’attenzione e’ ora sulla nuova udienza di domani, che vede ancora una volta Griesa protagonista. Il giudice e’ abituato a essere sotto i riflettori, lo e’ stato in passato inimicandosi altri poteri forti, quali il sindaco di New York Ed Kock e il presidente americano Ronald Reagan. Griesa e’ infatti il giudice che ha bloccato l’ambizioso progetto ‘Westway’, con il quale si voleva ‘chiudere’, riempiendolo, parte dell’Hudson River a Manhattan per farlo diventare uno snodo di tunnel per facilitare i trasporti. E’ sempre su Griesa che ora pesa il futuro dell’Argentina, alle prese con il secondo default in 13 anni, dopo il mancato accordo con gli hedge fund. Dopo anni in cui sembrava essersi schierato con lBuenos Aires, Griesa nel 2012 ha sorpreso tutti esprimendosi a favore degli hedge fund nella battaglia legale. La sua sentenza e’ stata confermata dalla Corte Suprema: l’Argentina per pagare i titolari di bond che hanno aderito al concambio doveva pagare per intero anche gli hedge fund che non avevano accettato lo swap. Buenos Aires da subito ha detto di non poter rispettare la sentenza, che avrebbe fatto scattare la clausola ‘Rufo’ (Rights upon futures option), consentendo a chi e’ in possesso di bond ristrutturati di chiedere rimborsi piu’ alti se l’Argentina paga di piu’ chi ha rifiutato il concambio. Una clausola che scade in dicembre e che Buenos Aires avrebbe voluto aggirare, ma il suo tentativo e’ caduto nel vuoto con Griesa che ha respinto la richiesta di sospensione della sentenza. Per evitare il default, le autorita’ argentine hanno depositato presso le banche i fondi necessari per il pagamento degli interessi dei bond. Griesa ha vietato alle banche di trasferirli. Ed e’ su questo punto che si gioca il confronto: l’Argentina ritiene di non poter essere in default perche’ default e’ chi non paga e Buenos Aires ha depositato i soldi per far fronte ai suoi impegni. Fondi che sono pero’ depositati senza essere finiti ai titolari di bond.

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