Spiragli di pace a Gaza, cessate il fuoco di 72 ore

Pubblicato il 31 luglio 2014 da redazione

TEL AVIV. – Dopo 23 giorni di guerra Israele ed Hamas decidono di deporre le armi, per almeno 72 ore. L’annuncio arriva in serata in un comunicato congiunto Usa-Onu, in cui si specifica che sono state ricevute assicurazioni da tutte le parti per un cessate il fuoco incondizionato durante il quale ci saranno trattative per una tregua piu’ duratura. Il segretario di Stato Usa John Kerry ha specificato che le ostilità cesseranno alle 8.00 locali (le 6.00 italiane) ed inizierà un confronto tra israeliani e palestinesi al Cairo. “Questo cessate il fuoco a Gaza e’ fondamentale per dare a civili innocenti una tregua necessaria dalla violenza”, ha detto il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, spiegando che durante questo periodo “i civili nella Striscia riceveranno assistenza umanitaria urgente e avranno la possibilità di svolgere funzioni vitali, tra cui seppellire i morti, curare i feriti, e fare approvvigionamento di cibo”. Inoltre, le delegazioni israeliana e palestinese andranno immediatamente al Cairo per intraprendere negoziati con il governo egiziano, su invito dell’Egitto, per tentare di raggiungere l’accordo su un cessate il fuoco durevole” a Gaza, ha aggiunto Dujarric. Si tratta di uno spiraglio di speranza, arrivato nel giorno in cui Israele ha detto che non fermerà la sua operazione a Gaza, almeno finché non avrà finito il lavoro di eliminare il pericolo dei tunnel dalla Striscia, annunciando poi il richiamo di altri 16.000 riservisti. Nella Striscia, al 23esimo giorno di guerra, la situazione registra un bilancio drammatico di 1400 morti e oltre 8mila feriti. Ma non si fermano neanche i razzi su Israele, i colpi di mortaio da Gaza. In questo scenario, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay ha accusato gli Usa di fornire “artiglieria pesante a Israele” con una spesa di “quasi un miliardo per creare una protezione contro i razzi a beneficio dei civili israeliani ma non di quelli palestinesi”. Poi ha detto che Hamas e Israele “commettono gravi violazioni dei diritti umani, che potrebbero costituire crimini contro l’umanità”. In particolare lo Stato ebraico, che “deliberatamente” viola il diritto internazionale. L’offensiva dell’Onu contro la guerra ha schierato anche una nuova riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza: “Israele, Hamas e gli altri gruppi – ha ammonito la responsabile per gli affari umanitari delle Nazioni Unite, Valerie Amos – devono rispettare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale umanitario. Anche la guerra ha delle regole”. Israele – mentre i razzi oggi sono tornati anche su Tel Aviv – ha respinto le accuse. “Hamas – ha detto il suo rappresentante alle Nazioni Unite Ron Prosor – è responsabile di crimini di guerra e usa i civili come scudi umani”. “Basta con questa idea di Hamas che combatte per la libertà”, ha aggiunto, ricordando che la fazione islamica “è un’organizzazione terroristica” e che “nessun soldato israeliano” spara “intenzionalmente sui civili”. Per questo – ha risposto da Gerusalemme il premier Benyamin Netanyahu nella seduta di governo – l’esercito va avanti per finire il lavoro e, “con o senza tregua”, continuerà a neutralizzare i tunnel. “Siamo determinati – ha proseguito – a proseguire nella nostra missione”. A giudicare dalle mosse sul campo – che oggi hanno registrato una minore intensità di attacchi alla Striscia – l’esercito israeliano sembra stia avanzando, anche se di poco per ora, all’interno di Gaza: l’agenzia Maan ha riportato la morte di 5 palestinesi uccisi dal fuoco israeliano a Nusseirat e a Deir el-Balah, nel settore centrale della Striscia. L’esercito, che ha denunciato più volte l’uso di strutture civili da parte di Hamas, ha anche diffuso un filmato che mostra l’interno di una moschea di Gaza nel quale sono stati trovati vani con armi e due tunnel. La situazione umanitaria – come ha denunciato l’agenzia dei rifugiati dell’Onu, l’Unrwa – è catastrofica: i civili a Gaza “sono sull’orlo di un precipizio”, secondo il capo dell’organizzazione Pierre Krahenbuhl. Il presidente palestinese Abu Mazen ha informato il segretario generale Ban Ki-moon di aver dichiarato Gaza “area disastrata”, chiedendo la protezione delle Nazioni Unite. Gli sfollati nell’enclave – secondo dati forniti dal portavoce dell’agenzia su posto, Adnan Abu Hasna – sono 226mila nelle strutture dell’Unrwa. Ma cifre dell’Onu portano a circa 400.000 il numero complessivo e Amos ha sottolineato che “l’80% delle persone uccise finora sono civili, di cui 251 bambini”. La Casa Bianca, per bocca del portavoce Josh Earnest, ha definito “il bombardamento di edifici dell’Onu adibiti a rifugio totalmente inaccettabile e indifendibile”. “Non abbiamo alcun elemento che contraddica la versione sull’incidente fornita dalle Nazioni Unite”, ovvero che a sparare sia stato Israele, ha aggiunto. A spingersi ben più in là nell’attaccare lo Stato ebraico è stato il premier turco Erdogan, vicino a Hamas, che ha paragonato l’operazione militare israeliana a “quelle dei nazisti e di Hitler”: “Quanto avviene a Gaza richiamo lo spirito perverso del male di Hitler: è razzismo, è fascismo”, ha tuonato. In serata, però, è arrivata l’inaspettata svolta, con l’accordo tra Hamas e Israele per un cessate il fuoco umanitario di 72 ore, per un tempo cioè mai così lungo dall’inizio delle ostilità. La palla adesso ritorna nelle mani della diplomazia, che in questi giorni fa base al Cairo. A restare ancora sul tavolo – dopo gli alti e bassi di questa settimana – sembra essere la proposta di mediazione egiziana, “l’unica carta da giocare”, l’ha definita il premier Matteo Renzi, che sabato arriva nella capitale per incontrare il presidente Sisi. (di Massimo Lomonaco/ANSA)

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