Giro: “L’Italia è stata e sarà sempre al fianco del Venezuela”

Pubblicato il 01 agosto 2014 da redazione

CARACAS – Nulla è cambiato. E’ vero che non vi sono più le barricate. E’ vero anche che le proteste, come era nelle previsioni, sono rientrate. Ma nella capitale, come nel resto del Paese, si respira ancora un denso clima di tensione. Restano tutte, quindi, le preoccupazioni per il futuro del Paese. E né il Governo né l’Opposizione, smarriti nel labirinto delle proprie contraddizioni, pare abbiano la disposizione, o forse la forza, di costruire ponti. Ecco, questa è la realtà che troverà il Sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, domenica al suo arrivo in Venezuela. La Voce d’Italia lo ha intervistato alla vigilia del suo terzo viaggio al Paese in pochi mesi, dimostrazione del rinnovato interesse della diplomazia italiana per questa parte del continente americano.

– In Venezuela il dialogo imbastito tra mille difficoltà da Unasur e Vaticano si è interrotto e non pare vi sia interesse da parte di Governo e Opposizione a ravvivarlo. Ma restano intatte le incomprensioni che hanno portato alle proteste e conseguenti repressioni dei mesi scorsi. Quale ruolo ritiene possa svolgere l’Italia, forte anche della presidenza Europea, in questo contesto?

– Lo dico sempre da Roma e lo dico anche qui: l’Italia è stata e sarà sempre al fianco del Venezuela. Questa è la mia terza missione a Caracas in pochi mesi; ho visto nascere il dialogo tra le parti qualche mese fa e l’ho appoggiato fortemente fin dal suo inizio nei miei incontri con Elias Jaua, Guillermo Aveledo e il Nunzio Aldo Giordano. Avevamo riferito anche in sede europea che in Venezuela c’era una forte volontà di negoziare. Ne ho parlato con i nostri partner brasiliani. Ora bisogna non solo aspettare gli esiti del Congresso del PSUV ma anche isolare le frange più estremiste delle due parti, da sempre contrarie al dialogo.

– La nostra Collettività, nelle recenti proteste, è stata tra le più attive. Oggi vi sono due connazionali in carcere: Enzo Scarano, ex Sindaco di San Diego, e Salvatore Lucchese, ex Direttore della Polizia dello stesso Comune. Ritiene possibile che i nostri connazionali, che non si sono macchiati di fatti di sangue, possano quantomeno scontare il resto della pena in casa? Vi è stata una mediazione dell’Italia in questo senso? Avete avuto qualche indicazione che spieghi la ragione per la quale non è loro permesso avere la commutazione della pena in “casa per carcere”?

– Mi sono interessato da subito personalmente per questi due casi. Ho parlato con le autorità venezuelane e immediatamente chiesto gli arresti domiciliari per Scarano e Lucchese. Lo farò anche questa volta, sempre nel rispetto della sovranità del Venezuela, paese di cui i due sono cittadini, oltre ad essere anche italiani. So che l’Ambasciata e il Consolato Generale seguono con attenzione questi casi. Ho chiesto spiegazioni anche ora dopo l’ispezione in carcere che pare si sia trasformata in pestaggio. Queste cose non fanno onore alla giustizia venezuelana.

– Sono trascorsi ormai anni da quando alcuni nostri imprenditori sono stati espropriati. Eppure ancora non hanno ottenuto un equo indennizzo? Quali sono le difficoltà?

– La situazione è complessa. Gli espropri sono previsti dalla normativa venezuelana, non sono contra-legem; ciò che ci rende perplessi sono le modalità con cui tale normativa viene applicata. Anche lì cerchiamo di intavolare un dialogo caso per caso con le autorità venezuelane e preservare per quanto possibile il patrimonio degli italiani che hanno dedicato una vita di sacrifici a questo Paese. Sapete bene quanto questi processi siano lenti, difficili e vadano trattati nella confidenzialità. Certe volte far troppo rumore non aiuta.

– L’Alitalia è stata tra le prime linee aeree che ha ridotto e poi sospeso i voli da e per il Venezuela. Crede che questo servizio così importante per la nostra collettività verrà ripristinato a breve? Quale è la situazione delle nostre multinazionali in Venezuela? In passato le multinazionali italiane hanno svolto lavori molto importanti per lo sviluppo del paese, crede che continueranno ad essere presenti in futuro come lo sono state in passato?

– Alitalia è un’impresa privata e versa in condizioni difficili. E’ naturale che un’impresa chiuda uno scalo se ci sono difficoltà. So che ci sono dei negoziati in corso per il pagamento del debito che il Venezuela ha nei confronti delle linee aeree e non escludo che si possa riaprire lo scalo. Per quanto riguarda le altre nostre imprese mi giungono segnali di ottimismo, visto che il mercato venezuelano è ancora un mercato importante. Una volta risolti i suoi problemi di liquidità il paese potrà saldare i debiti e così facendo attirerà molti più investimenti esteri. Speriamo che ciò accada presto.

– Si è assicurato che entro l’anno i Comites saranno rinnovati. Vi è una data, almeno approssimata, delle elezioni? Quali valori lei attribuisce ai Comites? Crede che l’istituzione debba essere riformata per renderla più efficace?

– I Comites sono la prima istanza di dialogo tra lo Stato e i cittadini all’estero. Svolgono un’azione di raccordo con i Consoli e in particolare in America Latina sono vicini alle fasce più deboli e agli anziani delle nostre collettività. Stiamo lavorando affinché si possa votare entro dicembre di quest’anno. Spero che tra poco avremo qualche bella notizia. Certo è che dalle prossime elezioni ci aspettiamo un rinnovamento generazionale e una forte affluenza al voto, proprio per evitare le critiche di chi dice che i Comites non servono a niente e sono in mano alle solite associazioni. Questo non fa bene ai Comites. Il Governo ha ereditato una situazione di stallo, con un rinvio dietro l’altro delle elezioni da dieci anni. Cerco di porre rimedio a questa situazione.

– Lei conosce a fondo la realtà latinoamericana e le potenzialità delle nostre comunità in questa parte del continente americano. Come crede che la presenza italiana possa essere trasformata in un valore aggiunto nelle relazioni economiche e commerciali tra America Latina e Italia? Quale importanza attribuisce l’Italia, sempre molto attenta a quanto accade in Africa e in Asia, a questa parte del mondo?

– Per troppo tempo l’Italia ha visto l’America latina da lontano o come un continente già acquisito. Ora è proprio il dinamismo delle economie latinoamericane a far in modo che le nostre imprese investano in questa parte del mondo, dove abbiamo tante cose in comune. Da un punto di vista politico invece i processi di integrazione e il dialogo costante che da esso derivano, vengono visti con forte interesse da parte dell’Italia e dell’Unione europea. Nel semestre di presidenza italiana faremo il possibile per rafforzare l’interesse generale per l’America latina. Le tante imprese italiane qui presenti dimostrano che c’è un grande futuro insieme. (Mauro Bafile/Voce)

 

 

 

 

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