Papa: non si provi fastidio per i poveri

CITTA’ DEL VATICANO. – Girarsi dall’altra parte davanti al povero, pensare con “‘fastidio’, ‘ma questi cosa vogliono?'” è un modo “educato” di dire “arrangiatevi da soli”. Ma i poveri non sono un astratto, sono persone reali, “uomini, donne e bambini” che non hanno da mangiare, da vestirsi, uomini e donne che non hanno da curarsi e bambini “che non possono andare a scuola”. E, ricorda il Papa, girarsi dall’altra parte significa seguire “la logica del mondo”. Piazza San Pietro è affollata da decina di migliaia di persone sotto la pioggia, in un sabato di agosto che sembra un giorno d’autunno, – “siete coraggiosi con la pioggia”, dice loro papa Bergoglio, prima dei saluti rivolti in particolare agli scout in cammino per il raduno nazionale di San Rossore, ai pellegrini lungo la via Francigena e per le strade d’Italia e del mondo, in questo tempo di vacanze. A loro, commentando il Vangelo che narra la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il papa latinoamericano spiega quanto la logica del mondo sia non solo egoista, ma anche inefficace, paragonata alla forza di chi riesce a moltiplicare ciò che ha, anche se è poco. I discepoli seguono la logica del mondo che induce a “pensare a se stessi”, Gesù segue quella della “condivisione” e insegna ad “affrontare con fraternità i bisogni di questo mondo”. “Gesù – ricorda il Pontefice – ci insegna ad anteporre le necessità dei poveri alle nostre. Le nostre esigenze, pur legittime – rimarca – non saranno mai così urgenti come quelle dei poveri, che non hanno il necessario per vivere”. “Noi parliamo spesso dei poveri – chiede a braccio – ma quando parliamo dei poveri, sentiamo che quell’uomo, quella donna, quei bambini non hanno da mangiare, da vestirsi, non hanno la possibilità di mangiare, anche i bambini che non hanno la possibilità di andare a scuola?”. “E’ per questo – ripete – che le nostre esigenze non saranno mai più urgenti di quelle dei poveri”. Papa Francesco, che dal primo giorno del pontificato ha insistito perché la Chiesa sia dei poveri e per i poveri, ha sottolineato oggi la concretezza dell’amore per loro: Gesù davanti alla folla che si accalca attorno a lui dopo che per tutto il giorno ha compiuto guarigioni, non la fa allontanare, non reagisce con fastidio, – benché si fosse recato in un “luogo isolato” per piangere la morte dell’amico Giovanni Battista – né ascolta i discepoli che gli dicono di lasciare che le persone vadano a procurarsi il cibo. “Se avesse congedato le folle – osserva il Pontefice – tante persone sarebbero rimaste senza mangiare, invece quei pochi pani e pesci, condivisi e benedetti da Dio, bastarono per tutti”. Non è una “magia”, sottolinea papa Bergoglio, “ma un segno”: “invita a avere fede in Dio” “che non ci fa mancare il nostro pane quotidiano se noni sappiamo condividerlo come fratelli”. Così i poveri in carne e ossa, persone concrete che non hanno cibo, vestiti, libri di scuola, sostengono i tre punti, “compassione, condivisione, eucaristia”, attraverso cui il Papa ha letto il Vangelo dei pani e dei pesci. (giovanna.chirri@ansa.it)

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