Assedio finale ai ribelli, a Donetsk infuria la guerra

Pubblicato il 05 agosto 2014 da redazione

MOSCA. – Si combatte a Donetsk. Gli scontri tra le truppe di Kiev e i miliziani separatisti hanno raggiunto la città più importante dell’Ucraina sud-orientale dilaniata dalla guerra civile e roccaforte dei filorussi. Dopo gli scontri iniziati a Marinka, un paese alle porte di Donetsk, i combattimenti si sono estesi al quartiere di Petrovski, nella periferia occidentale della città che – in tempo di pace – conta un milione di abitanti. E l’amministrazione locale ha già annunciato l’uccisione di almeno due civili. Mentre un altro era stato ucciso precedentemente a Gorlivka, una cittadina della zona. L’esercito ucraino circonda quasi completamente la roccaforte separatista e già aveva invitato i civili ad abbandonarla prima dell’attacco finale attraverso i corridoi umanitari, che però secondo alcune fonti appaiono poco sicuri visto che la battaglia infuria tutt’attorno. E i media internazionali riportano il lancio di razzi su zone abitate apparentemente da parte delle truppe ucraine. Un’accusa peraltro già lanciata in precedenza dall’osservatorio internazionale sulla tutela dei diritti umani, Human Right Watch, secondo cui i soldati di Kiev hanno già sparato i poco precisi missili Grad contro centri abitati violando il diritto internazionale.  E proprio i civili sono probabilmente coloro che stanno pagando il prezzo più alto in questa guerra, in cui hanno finora perso la vita più di 1.100 persone (senza contare le 298 vittime dell’abbattimento di un Boeing in volo da Amsterdam a Kuala Lumpur il 17 luglio). E mentre la Russia chiede una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla situazione umanitaria in Ucraina orientale, le Nazioni Unite fanno sapere che almeno 285.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case: 117.000 sono fuggite in altre regioni dell’Ucraina (anche se questa stima, fornita da Kiev è considerata “bassa” dall’Onu) e 168.000 in Russia. Non solo, ma secondo le Nazioni Unite è “credibile” la cifra fornita da Mosca di 730.000 ucraini emigrati in Russia da inizio anno, anche se non tutti sono da considerare rifugiati. Intanto torna altissima la tensione al confine tra Russia e Ucraina, da dove Kiev – che accusa Mosca di armare i separatisti – teme un attacco militare russo. Un dirigente della Nato avverte che i soldati russi alle porte dell’Ucraina sono aumentati nell’ultima settimana passando da 12 a 20mila. Ma secondo il portavoce del Consiglio di sicurezza ucraino, Andrii Lisenko, sarebbero molti di più, e cioè addirittura 45.000, con 160 carri armati, 192 aerei e 134 elicotteri. La notizia è però difficilmente verificabile. Nonostante i combattimenti, proseguono nel frattempo le indagini degli esperti internazionali nell’area in cui sono disseminati i resti del Boeing 777, e sul posto erano presenti 110 periti di Olanda, Australia e Malesia nonché nove osservatori Osce. L’abbattimento dell’aereo della Malaysia Airlines ha inasprito le già complicate relazioni tra Mosca da un lato e Ue e Usa dall’altro e ha portato a nuove e più pesanti sanzioni contro la Russia da parte di Bruxelles e Washington, a cui si sono aggiunti Giappone e Svizzera. Secondo indicazioni occidentali infatti a causare questa tragedia sono stati probabilmente i separatisti, che avrebbero aperto il fuoco con un sistema missilistico terra-aria fornito loro dalla Russia. Il Cremlino nega però ogni coinvolgimento e i filorussi sostengono che ad abbattere l’aereo malese possa essere stato un caccia ucraino. Mosca intanto medita una reazione alle sanzioni occidentali, per le quali oggi lo zar Putin ha chiesto al governo “una risposta attenta”. Il quotidiano russo Vedomosti sostiene che al vaglio dei ministeri degli Esteri e dei Trasporti di Mosca vi sia l’ipotesi di imporre severe restrizioni all’uso delle rotte aeree trans-siberiane per le compagnie europee o addirittura vietare il sorvolo agli aerei di operatori Ue. Un eventuale divieto di sorvolare il territorio russo comporterebbe per le compagnie aeree europee un allungamento delle rotte e un maggior consumo di carburante per i voli in Asia, e quindi un notevole aumento dei costi. Secondo una fonte citata dal giornale, una mossa del genere da parte di Mosca costerebbe a Lufthansa, British Airways e Air France circa un miliardo di euro in tre mesi. Ma anche la russa Aeroflot ci rimetterebbe, perdendo 300 milioni di euro l’anno di pagamenti per l’uso delle rotte aeree in Russia. (Giuseppe Agliastro/Ansa)

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