Dopo 3 giorni di quiete a Gaza si torna nei rifugi

GAZA. – Nelle zone orientali di Gaza, la gente ha imboccato al contrario la strada percorsa tre giorni fa: da casa sta tornando nei rifugi. Per molti la guerra sembrava finita, stamattina invece con angoscia hanno appreso che i negoziati al Cairo si erano interrotti senza risultato. Nella scuola dell’Unrwa (l’agenzia dell’Onu per i profughi) di Zaitoun, nel sud di Gaza City, la famiglia Ibhar e’ rientrata ieri nella stessa aula dopo che la Croce Rossa l’ha avvisata di lasciare le case a Sajaya, prima che finisse il cessate il fuoco. 35 persone di 8 differenti famiglie vivono nella stessa aula: il padre, Osama Ibhar, 59 anni, ha raccontato pero’ che non ha più un luogo dove andare anche se la guerra dovesse finire. ”Casa mia – ha spiegato – e’ stata distrutta e la mia famiglia restera’ in questa scuola fino alla fine del conflitto”. Il quartiere e’ stato completamente demolito, ci vorranno anni per ricostruirlo. Lui racconta che vorrebbe affittare uno o due appartamenti per la famiglia non appena tutto sara’ finito, ma ha bisogno di aiuto. Con tre figli e cinque figlie, cinque di questi gia’ sposati, Osama condanna Israele per tutti i problemi di Gaza: il blocco imposto sette anni fa, nessun lavoro, nessun materiale da costruzione, confini e valichi chiusi. Lui vuole che i negoziati portino all’apertura dei valichi e alla rimozione dell’assedio. Questa mattina le strade del centro di Gaza erano completamente vuote e i negozi chiusi: non solo perchè è venerdì e giorno di festa, ma anche per il fallimento dei negoziati al Cairo. La gente racconta di aver paura ad andare al mercato: solo i supermercati e i forni sono aperti. Attorno alle scuole dell’Unrwa molti si riuniscono per raccontarsi cosa è successo nei loro quartieri. La gente nei rifugi é frustrata e delusa: bagni sporchi, classi sovraffollate, malattie della pelle si diffondono tra i ragazzini e le persone anziane. Ma soprattutto ha paura di un secondo round di violenza che potrebbe durare per molto tempo. Quelli che hanno ancora casa temono di vederla distrutta se i combattimenti riprenderanno. E non hanno scelta: gli appartamenti da affittare sono spariti il primo giorno di guerra ed e’ molto difficile trovare un posto dove stare oltre al di fuori delle scuole. (di Sami al-Ajrami/ANSA)

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