Inflazione sotto 1% da un anno, come nel’59 quando il caffè costava 50 lire

ROMA. – L’inflazione non fa che registrare “zero virgola” da quasi un anno. Tanto che per ritrovare una fase depressiva così lunga, sul fronte prezzi, occorre fare terra bruciata di oltre mezzo secolo. Adesso come allora, precisamente a cavallo tra il 1958 e il 1959, il termometro dell’Istat segna solo tassi sotto l’1%. Ma il confronto mette accanto due Italie molto diverse. Alla fine degli anni Cinquanta c’era un Paese pronto al decollo, al boom economico. Oggi, invece, si combatte contro una recessione recidiva, che sta sfibrando il tessuto produttivo. All’epoca si parlava del consumismo come di un nuovo fenomeno. Ora il problema è come riattivare una domanda piatta. In mezzo tanti cambiamenti sul piano politico, internazionale, ma, ce ne è uno che li riassume tutti, almeno in materia monetaria, il passaggio dalla lira all’euro, nel 2002. Tornando indietro, alla fine degli anni Cinquanta si trovano famiglie di operai che vivono con uno stipendio di circa 47 mila lire al mese, ma se il capofamiglia è impiegato a casa possono anche arrivarne 90 mila. Al bar una tazzina di caffè costa 50 lire, in edicola un quotidiano si porta via con 30 lire, mentre nei negozi il pane sta a 140 lire al chilo, e la pasta a 200 lire. La benzina viene 120 lire al litro. E per comprare la Fiat 600 servono 625 mila lire, la 500 è più economica: quando esce, nel 1957, costa 490 mila lire. Oggi per un espresso si pagano circa 80 centesimi di euro, per un giornale 1,40, per la benzina 1,80 al litro, per un chilo di pasta 1,60, mentre per la nuova 500 si parte dai 13 mila euro. Ciò a fronte di uno stipendio medio mensile netto fermo a 1.300 euro. Certo ora esiste un mondo di consumi fino a qualche decennio fa inimmaginabile, dai pc ai tablet, dagli smartphone agli abbonamenti internet, fino ai voli low cost. Insomma non è così facile fare paragoni, di certo però tra il 1958 e il 1959 l’Italia viveva una periodo di crescita, il Pil sfiorava aumenti del 7%, il miracolo economico stava per avverarsi. E stava succedendo tutto molto velocemente, con una guerra della concorrenza che probabilmente trascinò in basso i prezzi, a un certo punto precipitarono anche sotto la soglia zero, conclamando la deflazione. I primi mesi del 2014 hanno invece decretato una nuova, o una mai terminata, recessione (-0,2% il prodotto interno nel secondo trimestre). Tutto mentre la disoccupazione, stando all’ultimo dato disponibile, su giugno, si attesta al 12,3%, che diventa il 43,7% per i giovani. Le difficoltà del mercato del lavoro complicano la ripresa dei consumi, mentre lo scenario internazionale si fa meno favorevole, fiaccando il nostro cavallo di battaglia: il Made in Italy. Stavolta a freddare i prezzi non è quindi l’accelerazione dei consumi, ma un’economia che non tira. In questo scenario la bassa inflazione spaventa, fungendo da grilletto capace di innescare un meccanismo di avvitamento del sistema.

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