Papa: il mondo è stanco di guerre, Corea cerchi la pace

SEUL. – Il Papa “incoraggia” gli “sforzi” in favore della “riconciliazione e della stabilità” della Penisola coreana, “unica strada sicura per una pace duratura”. E spiega che la “ricerca della pace” in Corea è una “causa” che gli sta “particolarmente a cuore”: “influenza la stabilità dell’intera area e del mondo intero, stanco della guerra”. Dal suo primo intervento pubblico nella Repubblica di Corea (Seul), – di fronte a autorità politiche, istituzionali e diplomatiche non solo coreane, ma di tutta l’area, circa 200 radunate nel Salone dei ricevimenti della Blue House, il Palazzo presidenziale di Seul – papa Bergoglio ha preso posizione per la riconciliazione della Penisola, dove un popolo è diviso tra Nord e Sud e dieci milioni di famiglie sono divise al loro interno. Subito prima dell’intervento del papa latinoamericano, il presidente della Repubblica di Corea, signora Park Geun-hye, aveva affermato con decisione che il suo Paese cerca e appoggia un nuovo sforzo di “riunificazione delle due Coree”, e aveva condannato la corsa al riarmo e il rischio nucleare, impegnando il proprio paese a contrastarlo. Tra l’altro nell’imminenza dell’arrivo di papa Bergoglio in Sud Corea, il Nord ha lanciato missili a corto raggio, che sono caduti nel mar del Giappone. “Le bombe non destano preoccupazione”, ha replicato padre Lombardi interpellato su questi episodi. Di nuovo il problema della divisione del 38.mo parallelo è poi tornata nell’appassionato saluto al Papa che, nella sede della Conferenza episcopale, gli è stato rivolto dal presidente dei vescovi coreani, mons. Peter Kang U-il che, in una sorta di grido di dolore su quante vite sia costata la guerra di Corea, quante sofferenze continui a portare ai coreani, a 66 anni distanza, quanto i coreani del Nord e quelli del Sud siano oggi lontani per “sistemi politici ideologie sociali e diverse situazioni economiche”. Il presule ha anche confessato di nutrire il “dubbio e la preoccupazione”, “se saremo capaci – ha detto – di accettare e abbracciare calorosamente il popolo del Nord, considerandolo come proprio fratello e nostro prossimo”. Rivolto alle autorità coreane inoltre, papa Francesco ha sviluppato una riflessione sul ruolo della diplomazia nel “dirimere i conflitti, abbattere i muri della diffidenza e dell’odio promuovendo una cultura di riconciliazione e solidarietà” che fa naturalmente pensare alla lettera che ha indirizzato ieri al segretario dell’Onu Ban Ki-moo, l'”appello urgente” alla “comunità internazionale” perché percorra tutte le strade indicate dal diritto internazionale per un intervento umanitario in Iraq. Come era prevedibile pace e aspirazione alla pace, e costruzione della pace, anche alla luce del conflitto mediorientale, sono uno dei fili conduttori di questo viaggio in Asia di papa Bergoglio. Come la divisione della Penisola coreana crea tensioni in tutta l’Asia e in tutto il mondo, così un soluzione a questo problema porterebbe pace in tutta l’Asia e in tutto il mondo. Costruire la pace deve essere sforzo di tutti, ha ripetuto oggi in vari modi il Pontefice, e costruire la pace costa a ognuno, e a tanti costa la vita. Lo aveva ricordato ieri, nel lungo volo da Roma a Seul – davanti a 72 giornalisti rappresentanti di diverse testate da 11 paesi del mondo – invitando al silenzio e, chi volesse, alla preghiera silenziosa per Simone Camilli, il videoreporter di Ap rimasto ucciso poche ore prima a Gaza, insieme al traduttore e a tre poliziotti palestinesi. La Chiesa di Francesco è pronta a fare la sua parte, anche in situazioni difficili, come quella dei cattolici della Chiesa clandestina in Cina, che sarebbero stati impediti a partecipare a Seul agli incontri con il Papa, o della assenza di libertà religiosa nella Corea del Nord del dittatore Kim. (giovanna.chirri@ansa.it)