Iraq: armi a curdi e aiuti, Ue concorda la linea

BRUXELLES. – L’Ue dà il suo endorsement agli Stati membri per la fornitura di armi ai peshmerga curdi impegnati contro la minaccia jihadista dello Stato islamico (Isis) e lancia un segnale della volontà politica di essere un importante attore nello scenario internazionale: dall’Iraq all’Ucraina, dalla Libia a Gaza, come sull’emergenza Ebola. E’ stato un Consiglio Esteri “produttivo”, ha commentato il ministro Federica Mogherini, grande promotrice dell’incontro di Ferragosto. Tre i livelli di discussione sull’Iraq: da quello sull’assistenza umanitaria – che vari Paesi stanno conducendo bilateralmente e che l’Italia avvierà a partire da oggi con i primi due voli del ponte aereo – alla fornitura di materiale militare per la quale i singoli stati hanno ora un “quadro di riferimento europeo”. Ma anche quello politico, con l’apprezzamento per il passo indietro di Nuri al-Maliki e l’invito al nuovo premier Abadi a fare “presto un governo il più inclusivo possibile”, e il riferimento a una “forte volontà di facilitare una reazione politica regionale” contro l’Isis. Mentre nel Paese il cardinale Ferdinando Filoni, inviato del Papa, promette a sua volta aiuti ai cristiani come alle altre minoranze minacciate: inclusi gli yazidi intrappolati sul monte Sinjar (300 morti negli ultimi giorni, fra cui donne e bambini). Sul fronte ucraino, segnato da un nuovo picco di tensione dopo la denunciata incursione russa, il Consiglio ha discusso non solo delle contromisure russe che hanno colpito l’agroalimentare europeo: e ha sottolineando l’Ue è unita nell’ammonire che ogni “azione militare unilaterale” di Mosca “dietro qualsiasi pretesto, incluso quello umanitario, sarà considerata una grave violazione del diritto internazionale”. Sulla Libia, tema che l’Italia ha insistito affinché fosse incluso nell’agenda, si saluta la nomina di Bernardino Leon a rappresentante speciale dell’Onu, col quale si lavorerà nella mediazione con tutte le parti e per uno stop alle violenze. Dall’Ue arriva infine un “forte sostegno” agli sforzi egiziani per una tregua duratura a Gaza, con la volontà di ricoprire un nuovo ruolo sui valichi, e non solo a Rafah.