Padoan: due anni, per vedere gli effetti delle riforme avviate dall’Italia

ROMA. – “Ci vuole tempo”. Due anni, per vedere gli effetti delle riforme avviate dall’Italia. E margini di azione per continuare a realizzarle. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan lo dice in un’intervista alla Bbc: nel 2014 la crescita del nostro Paese sarà “molto inferiore” allo 0,8% previsto, ma è anche vero che sarà inferiore al previsto la crescita di tutta l’Eurozona. Perciò il premier Matteo Renzi, in questi giorni in totale relax con la famiglia a Forte dei Marmi, tornerà probabilmente fin da subito, dal Consiglio Ue straordinario per le nomine del 30 agosto, in pressing sul tema della flessibilità, necessaria per stimolare la crescita in tutta l’Eurozona. Ciascuno deve “fare la sua parte”, è convinto il ministro dell’Economia, che sollecita anche la Bce: intervenga per dare una spinta all’inflazione. E’ lunga e ancora tutta da giocare, la partita che l’Italia disputerà nei prossimi mesi in Europa. In ballo c’è in primo luogo la necessità di evitare una procedura d’infrazione per il mancato rispetto dei parametri previsti dal Fiscal compact per il progressivo approdo al pareggio di bilancio. In base a quelle regole, il nostro Paese, vista l’entità del suo debito pubblico, dovrebbe registrare un miglioramento annuale dei saldi pari ad almeno lo 0,5%. Ma una trattativa sarebbe in corso, scrive la Repubblica, per dimezzare quel parametro allo 0,25%, con un “risparmio” potenziale di 4-5 miliardi. “Non commentiamo questa congettura. Lo stato delle finanze pubbliche sarà analizzato in autunno”, frena però Bruxelles, con Simon O’Connor, portavoce del commissario agli Affari economici Katainen. Non sono un mistero le resistenze dei Paesi rigoristi, la Germania su tutti, a concedere margini di flessibilità di questo tipo. Ma il governo intensificherà il pressing per ottenere il tempo necessario per fare le riforme, senza essere strozzati da una procedura d’infrazione che non ci si può permettere. Padoan infatti lo ribadisce nella sua intervista all’inglese Bbc4: se la crescita nel 2014 sarà “molto inferiore” al previsto, non dipende dall’immobilismo del governo ma dal fatto che per vedere gli effetti delle riforme ci vuole del tempo. Le riforme “non sono una bacchetta magica”, spiega sempre Renzi. “Sono più che sicuro che le riforme che stiamo mettendo in campo porteranno benefici nel medio termine – dice il ministro dell’Economia ai microfoni inglesi – Risentiamoci tra 18 mesi”. Nel frattempo, il “programma delle riforme non cambia”, tirano dritto Padoan e Renzi. A passo svelto, a partire dal Cdm del 29 agosto, che ha in agenda Sblocca Italia, riforma della giustizia e l’avvio di un corposo intervento sulla scuola. Con quei ‘compiti a casa’ fatti si presenterà il 30 agosto il premier italiano ai suoi colleghi a Bruxelles, per discutere delle nomine e dell’equilibrio assai “delicato” per portare Federica Mogherini alla guida della Pesc. Ma per chiedere anche un segnale sul tema della flessibilità, ribadendo, con il piglio che a Bruxelles hanno iniziato a conoscere, che senza un intervento di questo tipo non solo l’Italia, ma l’Europa intera non cresce e resta in stagnazione. Mentre Renzi giocherà in attacco, Padoan condurrà la mediazione che potrebbe anche portare l’Italia a rivalutare, non escludono fonti di governo, l’assunzione di impegni concreti su specifiche misure, in cambio di margini di flessibilità. La trattativa, però, concordano tutti, è tutta da condurre. La strada ancora lunga. La renderebbe meno impervia di sicuro un intervento della Bce, con lo strumento del ‘quantitative easing’, l’acquisto di titoli di Stato e obbligazioni, che servirebbe anche come stimolo all’inflazione, per riportarla, chiede il ministro dell’Economia, “nuovamente vicina al 2%”. Restano però da vincere le resistenze dei falchi tedeschi. (di Serenella Mattera/ANSA)