Shopping cinese in Italia, vetrina a Expo 2015

ROMA. – La visita ufficiale, almeno per il momento, è confermata. E a metà ottobre il presidente Xi Jinping, massima carica della Repubblica popolare cinese e del Partito comunista, sarà in Italia per partecipare ai lavori dell’Asem, il gruppo che da una ventina d’anni vede confrontarsi 27 Stati dell’Unione europea e 16 dell’area asiatica, dalla Cina all’India, passando per Giappone e Corea. Quale biglietto da visita migliore? Nelle ultime settimane sono emerse partecipazioni della People’s Bank of China, la banca centrale cinese, nelle principali società italiane quotate: Generali, Eni, Enel, Prysmian, Telecom, Fiat. E, molto probabilmente, l’elenco è destinato ad allungarsi. Non solo. Contemporaneamente la State grid corporation of China, colosso statale delle utility cinesi, ha rilevato il 35% di Cdp reti, a cui fanno capo Terna e Snam, cioè le reti per la distribuzione di energia e gas, mentre la Shangai electric è entrata nel capitale dell’Ansaldo energia con una partecipazione del 35%. Lo shopping è a tutto campo e non viene tenuto nascosto. In Italia la soglia che obbliga a rendere pubblica la presenza nell’azionariato è fissata al 2% e in tutte le operazioni emerse i cinesi la superano di pochissimo. Questo significa che hanno deciso di venire allo scoperto, contraddicendo la politica tradizionale, che preferisce il basso profilo. Di sicuro l’interesse delle società cinesi verso l’Italia parte da lontano. I numeri, che inevitabilmente arrivano sempre con qualche ritardo, confermano che dal 2012 gli investimenti nel capitale d’imprese italiane stanno aumentando significativamente, a partire dalla moda e dal design fino a beni strumentali e industria nautica. Ma anche l’immobiliare è terreno fertile, con operazioni che spesso vanno di pari passo con l’apertura di filiali in Italia da parte delle principali banche cinesi, come la Bank of China. In più, ormai da qualche tempo, la Cina è un acquirente importante di titoli del debito pubblico italiano, anche se mancano dati ufficiali attendibili. La raffica di operazioni finanziarie resa nota è quindi soltanto la conferma dell’attenzione con cui la Cina sta guardando all’Italia. E, di sicuro, ci sono ragioni geopolitiche precise. Pechino, dopo avere piantato radici profonde in continenti come l’Africa, sta aprendo nuove strade di crescita a livello internazionale, che bilanciano ritmi di sviluppo meno eclatanti del passato sul mercato interno. Per questo anche la vecchia Europa viene considerata con attenzione e l’Italia è certamente il Paese più adatto per verificare sul campo possibilità concrete di espansione. Sia perché la grande crisi apre varchi notevoli all’afflusso di capitali sia perché si tratta di un mondo più aperto rispetto a realtà come Francia e Germania. Le mosse cinesi hanno anche l’obiettivo di rompere l’alleanza tradizionale tra Europa e Stati Uniti? E in che misura, per quanto riguarda l’Italia, la partita si giocherà anche sul terreno degli investimenti in società quotate? Ormai da qualche tempo i maggiori fondi americani, a partire da Blackrock, hanno rilevato pacchetti azionari significativi, puntando sulla svolta del governo Renzi. L’impressione è che almeno parte dell’entusiasmo iniziale si stia dissolvendo. Sarà interessante verificarne le conseguenze e capire se la variabile Cina finirà per pesare. In questo contesto la visita a Pechino nel giugno scorso del premier italiano, Matteo Renzi, non è stata celebrata sulle prime pagine dei giornali cinesi, ma ha lasciato traccia. Renzi, nel corso del soggiorno peraltro assai breve, è stato ricevuto con tutti gli onori e ha preso atto con soddisfazione delle parole con cui lo ha accolto il presidente Xi Jinping. Nelle ritualità cinesi i gesti e le parole hanno importanza. Per questo i riferimenti al nuovo corso impresso alla politica italiana dal governo Renzi “con riforme che hanno avuto grande risonanza internazionale” e le “congratulazioni per il percorso avviato” rappresentano segnali significativi. Un’attenzione corrisposta da Renzi con parole chiare, pronunciate intervenendo nel Palazzo dell’Assemblea nazionale del popolo a Pechino, riservato alle celebrazioni ufficiali di rilievo. “Vi chiedo più forti investimenti della Cina in Italia, d’investire di più nel nostro Paese”, ha detto il presidente del consiglio. La presenza cinese all’Expo 2015 potrà dare peso alle scelte che si stanno delineando con evidenza. Finora la presenza internazionale è fonte soprattutto di preoccupazioni perché, dopo i successi iniziali, il raffreddamento degli entusiasmi di molti stati risulta netto. I cinesi, al contrario, confermano gli impegni presi e potrebbero risultare il Paese più presente, con l’obiettivo di fare della manifestazione l’occasione per un salto di qualità nello sviluppo delle posizioni sul fronte europeo. Lo stesso Xi Jinping, del resto, ha colto l’occasione per definire l’Expo “un evento spettacolare, magnifico per tutto il mondo”. (di Fabio Tamburini/ANSA).

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