Oriali, da campione del mondo ’82 a nuovo team manager Nazionale

ROMA. – Grande generosita’ e carattere, corse dalla mattina alla sera, il ruolo di gregario interpretato sempre con dignita’. Insomma, quella di ‘Lele’ Oriali, nuovo team manager della Nazionale e 62 anni il prossimo 25 novembre, e’ stata davvero, come canta Ligabue, una vita da mediano, e di uno che, per usare le parole di Rino Gattuso, ”e’ stato un precursore” e anche oggi non molla, come quando giocava. Era lui che si ‘spolmonava’ per gli altri, tamponava e interdiva fino ad arrivare in cima al mondo nella magica notte di 30 anni fa al Bernabeu, quando Oriali fece rima con Mondiali dimostrando che anche vivendo da mediano si puo’ alzare la Coppa piu’ importante. Torna in azzurro, dopo l’esperienza da opinionista a Mediaset e con la stima di tutti, nonostante il suo addio da dirigente all’Inter (con cui ha vinto tutto) non sia stato certo indolore. Da mediano, spingeva, si dava da fare, interdiva, prendeva botte e appoggiava, ‘Lele’ non aveva i piedi buoni che piacevano tanto a Fulvio Bernadini e anche al suo successore Enzo Bearzot, ma ciò non gli ha impedito di diventare importante anche in Nazionale. Riesce a farsi notare già a 19 anni, e in breve diventa ‘Piper’, soprannome inventato per lui da Gianni Brera per la sua capacita’ di spostarsi per tutto il campo di gioco ”come una pallina d’acciaio”. Non era dotato di una grande tecnica, ma sopperiva con grinta e carattere. Esordisce giovanissimo con l’Inter nella stagione 1970-71, e vince subito lo scudetto, dopo che con le giovanili aveva trionfato al torneo di Viareggio. In quell’Inter che ‘Robiolina’ Invernizzi conduce alla rimonta e poi al sorpasso sulla Juve il titolare nel ruolo è ancora Bedin, e non il ragazzo comasco, ma e’ solo questione di tempo, così pur di farlo giocare all’Inter si inventano Oriali terzino destro. Il ragazzo con i capelli a caschetto e la faccia da tedesco se serve picchia, ruba palla e fa ripartire i compagni. Chiede strada e si impone definitivamente, e anche i selezionatori azzurri si accorgono di lui: lo fa Enzo Bearzot dopo i Mondiali del 1978 in Argentina. Infatti l’anno si chiude con un’amichevole contro la Spagna, ed e’ l’esordio del ‘Piper’. Al Mondiale di Spagna ’82 e’ titolare, sempre in prima linea per arginare i fenomeni argentini e brasiliani. Nella finale con la Germania corre per due e sopperisce all’assenza di Antognoni, infortunato, che Bearzot ha sostituito inserendo un difensore in piu’, il 18enne Bergomi. Nel 1983 passa alla Fiorentina, poi chiuderà la carriera con 384 gare nella massima serie e 28 presenze in nazionale. Finita l’avventura da calciatore, Oriali decide di intraprendere quella da dirigente e inizia dal Bologna, dove rimane dal 1994 al 1998. Tra i suoi ‘colpi’ c’è quello di Roberto Baggio convinto a vestire il rossoblu’. Nel 1998 si trasferisce a Parma dove vince Coppa Uefa e Coppa Italia. Nel 1999 torna all’Inter per sostituire Sandro Mazzola (con il quale i rapporti non sono mai stati buoni). Alla corte di Massimo Moratti lavora per 11 anni come consulente di mercato e come ‘punto d’incontro’ tra squadra e dirigenza, aiutando in questo ruolo Giacinto Facchetti. Quando arriva Jose’ Mourinho, il legame diventa talmente forte al punto che il portoghese lo vuole in panchina con sè come dirigente accompagnatore. Nel ‘triplete’ del 2010 c’è quindi un pizzico di Oriali, che pero’ a luglio annuncia il divorzio con il club amato da una vita, dopo 5 scudetti, 3 coppe Italia, 3 Supercoppe italiane e 1 Champions League. Il nodo sono i suoi rapporti, certo non buoni, con l’allora dg Marco Branca mai rimpianto, al contrario di Lele, dai tifosi nerazzurri.