Marò: l’Italia esplora la nuova via bilaterale

NEW DELHI. – Massimiliano Latorre, capo di prima classe della Marina militare italiana colpito da un malore a New Delhi, è protagonista insieme al collega Salvatore Girone di una complessa vicenda giudiziaria iniziata con il loro fermo il 15 febbraio 2012 nello stato meridionale del Kerala per l’uccisione di due pescatori indiani. Nonostante diversi ricorsi italiani alla Corte Suprema di New Delhi in cui si contesta il diritto dell’India a giudicare un reato avvenuto in acque internazionali, il caso si trova in una situazione di stallo a causa di ritardi della giustizia indiana e anche del cambio di governo avvenuto a maggio con l’arrivo al potere di Narendra Modi. Di fronte alla linea di inazione di New Delhi, il governo di Matteo Renzi aveva annunciato fra fine febbraio e metà marzo un mutamento della strategia con la sostituzione dell’inviato Staffan De Mistura con un team nuovo di giuristi coordinato dall’avvocato inglese Daniel Bethlehem e l’avvio di una nuova fase di “internazionalizzazione” della vicenda, con il ricorso all’arbitrato internazionale. Parallelamente, non è però stata abbandonata la via bilaterale dei negoziati con il leader della destra Modi che, a differenza del partito del Congresso di Sonia Gandhi, non sarebbe vincolato dal fattore dell’ “italianità” che avrebbe impedito la trattativa extragiudiziale. Tuttavia il 10 agosto, in una telefonata con Renzi, il premier indiano invitava “la parte italiana a permettere un proseguimento del cammino del processo indiano” ricordando che “la giustizia indiana è libera, giusta e indipendente” e “considererà tutti gli aspetti” del caso. Ciò non ha impedito che si continuasse a lavorare sull’apertura di canali negoziali con New Delhi con il supporto della sede diplomatica guidata dall’ambasciatore Daniele Mancini. C’è in ambienti italiani la convinzione che se la nuova strategia negoziale, che ha tenuto conto di possibili errori commessi in passato, dovesse funzionare potrebbe avere il vantaggio di riportare i marò a casa in tempi più rapidi di quelli dell’apertura di una vertenza internazionale.