Venezia: applaudito “La Trattativa”, tra mille polemiche

VENEZIA – I no del ministero per i Beni Culturali e quelli di Mediaset, alcuni, come il generale dei Ros Mario Mori che non le rilasciano interviste, altri no di minore importanza, alcune cose sgradevoli accadute in questi 4 anni di gestazione, il film bloccato dalla mancanza di fondi. Tutto alle spalle, almeno oggi che l’atteso, temuto (il direttore della Mostra Alberto Barbera l’aveva dichiarato ufficialmente), rischioso film La trattativa che ricostruisce ”in maniera inattaccabile” lo scellerato patto tra lo Stato e la mafia e per il quale è in corso un processo, arriva a Venezia. E viene applaudito.

Il volto di Sabina Guzzanti si illumina, ”ero gialla in albergo, non mi aspettavo niente, sto delirando da una settimana”, quando la stampa, non solo italiana ma anche internazionale, l’accoglie con un applauso. Battimani che sono stati riservati al film evento Fuori Concorso anche al termine delle proiezioni. Un sospiro di sollievo, la voglia che il film vada anche bene in sala, uscirà il 9 ottobre da Bim. E che si veda nelle scuole anche se, ammette all’Ansa, la regista ”l’affrontare questa materia ti suscita paura, depressione, la voglia di dire me ne vado da questo paese, ma lo scopo del film è proprio quello di permettere a tutti, anche a chi non ha seguito la storia, magari non compra i giornali, di capire fatti che hanno cambiato il corso della democrazia e che ci fanno capire da dove viene quest’Italia che abbiamo sotto gli occhi.

La Trattativa dà tutte le spiegazioni che servono e il cinema credo, ha ancora una dimensione collettiva, dà forza. Questo film è senza retorica, perchè la retorica consente la menzogna”. Tra gli spettatori che vorrebbe per questo film c’è il premier Matteo Renzi, ”che sta riscrivendo la Costituzione con una persona come Berlusconi. Ecco faccio un appello: ‘Renzi guardi questo film e la smetta”. Tra i tanti passaggi delicati del film – che si caratterizza per utilizzare, alternare liberamente immagini vere, di repertorio, interviste storiche come quelle a Borsellino, con ricostruzioni di attori, messe in scene teatrali da docu-fiction – uno riguarda il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

– Non può aprire nessuna polemica. Ogni parola del mio film che lo riguarda è stata controllata 1.678 volte, anche con l’aiuto di Giorgio Mottola di Report. L’intervento del Quirinale a favore di un indagato – Nicola Mancino, Ndr – è una cosa grave ma documentatissima –  dice Sabina Guzzanti a proposito dell’episodio per cui Napolitano attraverso il segretario Donato Marra scrive alla Cassazione e a Pietro Grasso per ”tirarlo fuori dagli impicci”. L’ex ministro dell’Interno Mancino era sotto accusa per falsa testimonianza su un incontro avuto con Borsellino a Roma mentre il magistrato interrogava il pentito Mutulo e sulla ‘leggerezza’ con cui contribuì all’uscita di circa 400 mafiosi nel ’93 perchè non fu rinnovato loro il 41 bis. E’ la nota questione delle telefonate di Mancino a Napolitano, le cui intercettazioni su richiesta del Quirinale sono rimaste segretate e successivamente distrutte. Guzzanti svela oggi che durante la preparazione del film, (prodotto da lei stessa e da Valerio De Paolis), interrotta per mancanza di fondi, aveva chiesto a Mediaset alcune scene della fiction su Borsellino che avrebbe utilizzato.

– Non me le hanno volute dare –  rivela -. Se è per questo anche il ministero per i Beni culturali ha respinto la domanda per il contributo economico e ha rifiutato l’interesse culturale, che tanto per dire ha accordato alla commedia di Vanzina. Una decisione secondo me – dice all’Ansa – ingiusta e politica. Se mi aspetto polemiche o attacchi? Il film, purtroppo, è piuttosto inattaccabile, per i contenuti straverificati e i fatti realmente accaduti.

Ma non potrebbe essere bloccato visto che riguarda un processo tutt’ora in corso e per il quale ad esempio Napolitano dovrebbe testimoniare a fine? ‘

– Non credo, comunque un processo in atto non significa che l’opinione pubblica o la politica non possano occuparsene, non è che non si può entrare in fatti realmente accaduti. Quanto ai risultati del processo – prosegue rispondendo ad una domanda di un giornalista tedesco – in Italia siamo abituati ad aspettarli e anche a non trovare colpevoli. Lei è tedesco e forse non lo sa, probabilmente anche in questo caso non si troverà un colpevole, in Italia accade. E poi un politico assolto non è innocente, significa solo che non sono state trovate le prove.

Secondo la Guzzanti, ”se non ci fosse stata la trattativa tra lo Stato e la mafia, questo sarebbe un paese diverso e migliore e forse avremmo ancora due persone in gamba come Falcone e Borsellino. Invece si è preferito venire a patti per mantenere il potere e continuare a guadagnare, a vincere gli appalti”.

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