Renzi contro”salotti buoni” e D’Alema lo sfida sul partito

Pubblicato il 03 settembre 2014 da redazione

ROMA  – Maratoneta, sì. Ma pur sempre rottamatore, con l’ambizione di fare meglio di quelli che c’erano prima e soprattutto cambiare gli schemi, il sistema. Che siano le correnti del Pd o i “salotti buoni” della finanza italiana, Matteo Renzi ribadisce di non voler farsi imbrigliare nelle vecchie logiche. Anzi, rincara gli attacchi.

– Preferisco – e scusate lo sfogo – qualcuno dall’estero con soldi veri a certi presunti capitalisti italiani – dice alla radio. Mentre neanche si ferma, per ora, a raccogliere il guanto di sfida di Massimo D’Alema, che promette:

– Farò battaglia politica. E si sentirà.

Coerente con la “linea” tenuta fin ora, dopo aver disertato l’assise nazionale di Confindustria e più recentemente il Meeting Cl di Rimini, probabilmente il premier la prossima settimana non sarà con il gotha della finanza al Meeting di Cernobbio. La platea di riferimento di questo governo, spiega Renzi, sono i cittadini che lo hanno premiato col 40% alle elezioni.

– Dobbiamo coinvolgere il popolo, la gente mi dice ‘andiamo avanti’. L’establishment che storce il naso è lo stesso che ha portato il Paese in queste condizioni – dice in un’intervista al Sole 24 ore, sottolineando che le riforme del governo sono “popolari per la gente, magari non per i sindacalisti ai quali abbiamo dimezzato i permessi”.

Ieri, di buon mattino a radio Rtl, poi, il premier rincara la dose:

– Certi presunti capitalisti italiani hanno finto di fare investimenti e invece da trent’anni son sempre loro, quelli del salotto buono, gli amici degli amici.

“Avanti senza guardare in faccia a nessuno” è del resto il mantra dei Mille giorni. Una linea che, spiegano i renziani, il segretario-premier adotta anche nella gestione del partito. Nei prossimi giorni, anticipano fonti del Nazareno, potrebbe essere annunciata la nuova segreteria che, a dispetto del piglio sempre più “antagonista” di parte della minoranza interna, si conferma nelle intenzioni come una segreteria “allargata” a tutte le componenti.

In mattinata ne parlano con Luca Lotti a Palazzo Chigi Lorenzo Guerini, Deborah Serracchiani ed Ettore Rosato. E il lavoro sarebbe in uno stato più che avanzato. Tra gli avvicendamenti maggiormente quotati, c’è ad esempio quello tra Federica Mogherini, ancora formalmente responsabile esteri della segreteria e Vincenzo Amendola, già dalemiano e ora esponente di Area riformista. Si citano, sempre in minoranza, anche i nomi di Danilo Leva e Micaela Campana. E più in generale si annuncia un rimescolamento delle deleghe e degli incarichi. Eppure dopo l’estate la minoranza dem è ogni giorno più in fermento.

– Chiediamo di aprire nel partito un confronto su Jobs Act e legge di stabilità – dice Alfredo D’Attorre, che con altri 53 parlamentari ha aderito al comitato di sostegno al referendum per l’abrogazione della legge attuativa del fiscal compact.

Ma il più battagliero appare Massimo D’Alema. Dopo la stoccata dal palco di Bologna l’ex premier torna alla carica contro un partito dove “non è facile avere una discussione democratica se perfino con un’osservazione garbata si rischia di essere insultati dagli energumeni” renziani.

All’accusa di volersi vendicare della mancata nomina a mr Pesc, D’Alema replica:

– Non ho chiesto nulla, mi è stato proposto. E’ stata cambiata idea? Benissimo sono libero di fare la mia battaglia politica.

Parole che chiamano in causa il premier ma alle quali Renzi per ora non risponde.

– Ieri si sono messi d’accordo D’Alema e Monti – coordinando gli attacchi, scherza in radio. Ma nulla di più. Una risposta potrebbe giungere domenica, dal palco della festa dell’Unità. Ma anche in quella sede guarderà a un disegno più grande, quello di un nuovo socialismo europeo, accanto, tra gli altri, al premier francese Valls e al segretario del Psoe Sanchez.

Serenella Mattera e Michele Esposito

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