Droga: cannabis curativa prodotta a Firenze in stabilimento militare

Pubblicato il 05 settembre 2014 da redazione

ROMA. – Marijuana prodotta dallo Stato a scopo terapeutico? Sembra proprio che il Governo si stia muovendo in questa direzione: un tavolo tecnico con esperti dei Ministeri della Difesa e della Salute sta approntando un protocollo per autorizzare la produzione di farmaci a base di cannabis nello Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze. L’accordo è ormai alle battute finali, come conferma anche il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi: “l’esercito dispone di uno stabilimento che potenzialmente è in grado di gestire il processo relativo alla marijuana. Siamo arrivati quasi alla conclusione”. Anche se, a quanto si capisce, mentre l’assenso del dicastero della Pinotti è arrivato già da tempo ed è ormai assodato, non si può dire altrettanto di quello della Lorenzin: dal Ministero della Salute fanno sapere che “il progetto non è ancora concluso” e che “si sta discutendo”. La posta in campo è alta: si tratta di produrre in Italia quei farmaci contro il dolore – in grado di alleviare le sofferenze a pazienti oncologici, affetti da Hiv o che soffrono di patologie gravi come la sclerosi multipla, la Sla e il glaucoma – che già sono autorizzati dal nostro sistema sanitario (dal 2007), ma che non essendo prodotti in Italia devono essere acquistati all’estero. Con notevole dispendio di denaro e trafile burocratiche lunghe e faticose, come sottolinea il senatore del Pd Luigi Manconi, da sempre acceso sostenitore della cannabis terapeutica: “nel corso del 2013 appena qualche decina di pazienti ha potuto farvi ricorso, a causa di una procedura lenta e farraginosa che prevede il seguente percorso: medico curante, farmacia ospedaliera, Ministero della Salute, ancora farmacia ospedaliera, quindi importazione e infine paziente. L’acquisto all’estero di questi farmaci comporta tempi infinitamente lunghi per la loro disponibilità e costi abnormi per singolo prodotto”. Lo stesso Manconi si era fatto promotore, all’inizio del 2014, di una proposta di legge per affidare allo stabilimento militare fiorentino la produzione dei farmaci a base di cannabis. Una azienda pubblica nata per fabbricare medicinali per le forze armate, poi passata a produrne anche per la popolazione civile, e che potrebbe a breve diventare il primo produttore di marijuana terapeutica. Sempre che arrivi il definitivo via libera. Manconi non vuol neppure sentir parlare di intoppi: “se vi fossero ora sarebbero dovuti ad atteggiamenti antiscientifici, irrazionali e irresponsabili”. Le reazioni politiche sono positive: il Prc parla di ottima notizia e di “norma di civiltà”, Daniele Farina di Sel si augura che sia vero e chiede che ora la Camera approvi la modifica della legge sugli stupefacenti consentendo l’uso terapeutico ma anche quello ricreativo e la coltivazione per uso personale. I deputati del Movimento 5 Stelle in Commissione Difesa si dicono soddisfatti e rivendicano la paternità dell’iniziativa, ricordando di aver recentemente visitato lo stabilimento militare di Firenze. Contento anche il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova, che auspica che “l’introduzione della marijuana terapeutica consenta una discussione pubblica senza pregiudizi anche su come affrontare la questione più generale dell’ampio mercato della cannabis, oggi stabilmente appannaggio della criminalità organizzata”. Entusiasta il sindaco del capoluogo toscano, Dario Nardella, che parla di iniziativa che fa di Firenze “una punta di diamante nella ricerca in ambito scientifico-sanitario”. L’associazione Forum Droghe, da sempre in prima fila nella lotta per legalizzare la cannabis, chiede infine che sia facilitato l’accesso ai farmaci cannabinoidi attraverso la prescrizione del medico di base, “evitando inutili e costose visite specialistiche e ricoveri ospedalieri”.

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