Debutta iPhone 6, code chilometriche per accaparrarselo

ROMA. – Apple ‘chiama’ e i consumatori-fans ‘rispondono’. Dopo le prevendite online da record (4 milioni di ordini in 24 ore), le code chilometriche davanti ai negozi dei nove Paesi in cui da oggi è in vendita l’iPhone 6 sembrano preludere a un altro primato, con gli analisti che stimano 10 milioni di unità smerciate entro il weekend. E a mobilitarsi sono anche le banche, che in Usa si stanno sfidando a colpi di pubblicità per promuovere lo smartphone e l’Apple Pay, il sistema di pagamento che punta a trasformare il melafonino in un portafogli elettronico. Le vendite dell’iPhone 6 sono iniziate stamani in Australia e, poi in ordine di fuso orario, a Hong Kong, Singapore, in Giappone, Francia, Germania, Regno Unito, Usa e Canada.  Dall’Australia ha fatto il giro del mondo il video del ragazzo che per primo ha comprato l’iPhone a Perth e, aprendo l’agognata scatola davanti alla telecamera di una tv, ha fatto cadere il telefonino a terra. A Hong Kong, ‘anteprima cinese’ delle vendite di iPhone, è dovuta intervenire la polizia per disperdere le persone in fila che non si erano prenotate col nuovo sistema digitale lì obbligatorio. Preso d’assalto dai giornalisti è stato anche il primo acquirente dell’iPhone nell’iconico Apple Store newyorkese sulla Quinta strada, dove alle 6 del mattino si snodava per oltre una decina d’isolati una coda da record. A salutare il debutto dei nuovi melafonini c’era oggi anche il CEO di Apple, Tim Cook, presente a San Francisco. Nonostante l’alta domanda, le forniture sembrano al momento bastare, anche se gli stabilimenti produttivi sono sotto pressione. Stando al Wall Street Journal la cinese Foxconn, che produce buona parte degli iPhone 6 e tutti i 6 Plus, ha dovuto assumere altri lavoratori oltre ai 200mila già impegnati solo a sfornare melafonini. Ogni giorno escono dalle fabbriche 540mila dispositivi ma i volumi non sembrano sufficienti a soddisfare la domanda, che dal 26 settembre sarà alimentata anche dagli utenti di un’altra ventina di nazioni, Italia inclusa. In questo fermento le banche Usa non restano a guardare. A reclamizzare l’iPhone e l’Apple Pay, con cui fare acquisti avvicinando lo smartphone a un Pos e autorizzando la transazione tramite l’impronta digitale, sono tutti i primi partner di Apple: American Express, Bank of America, Citibank, Capital One, Chase, Wells Fargo e i big delle carte di credito Visa e MasterCard. Se la Mela riceverà una somma di denaro per ogni transazione fatta con il suo telefono, dal canto loro le banche sperano in più sicurezza – grazie all’impronta digitale – ma soprattutto in una loro espansione nel mondo degli acquisti online e mobile. L’Apple Pay debutterà in Usa ad ottobre, per poi arrivare in Europa. E potrebbe giungere non prima di ottobre l’altra novità: l’HealthKit, cioè la piattaforma con cui Apple entrerà nel settore del fitness e della salute, ospedali compresi. Le applicazioni ad hoc per monitorare alimentazione, attività fisica e parametri come battito e pressione sarebbero dovute arrivare il 17 settembre, giorno di rilascio del nuovo sistema operativo iOS 8 per iPhone e iPad, ma un bug nella piattaforma ne ha fatto rinviare il lancio. Secondo la stampa Usa potrebbero servire due settimane per risolvere il problema. (di Laura Giannoni/ANSA)