La ripresa perde lo slancio. La Bce è pronta ad agire

ROMA. – Il presidente della Bce, Mario Draghi, tira dritto, forte di una Bce pronta ad agire con misure ulteriori contro i rischi di deflazione e con una ripresa che “sta perdendo slancio” nell’Eurozona. E rafforzato nella sua strategia dall’euro che va a picco e dal miglioramento dei prestiti a famiglie e imprese. Ma dalla Germania arrivano critiche alle misure dell’Eurotower, con il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble che si dice “non particolarmente contento” degli acquisti di Abs”. Mentre la Federal Reserve, tramite il presidente della filiale di Dallas, Richard Fisher, avverte: i mercati prima o poi metteranno alla prova gli impegni di Draghi a fare qualsiasi cosa sarà necessaria. Per Draghi, intervenuto a Vilnius in una conferenza in vista dell’entrata della Lituania nell’euro, ci sono due notizie che suonano come una promozione, perlomeno da parte dei mercati, alla linea tenuta dalla Bce da giugno a questa parte. L’euro scivola ai minimi di due anni sotto gli 1,27 dollari, segno che gli investitori credono alla promessa di una Bce pronta ad ampliare il suo arsenale. Proprio Draghi, del resto, nella capitale lituana ha fatto capire che il cambio dell’euro è divenuto una variabile centrale per la Bce: il forte apprezzamento dei mesi passati ha “esacerbato” la caduta del tasso d’inflazione fino allo 0,4% attuale. L’altra notizia è che la stretta ai prestiti a famiglie e imprese dell’Eurozona comincia ad attenuarsi, con un calo che dal -1,8% di giugno è rallentato a -1,6% il mese successivo e a -1,5% ad agosto. Segnali di miglioramento che tuttavia non bastano, e che mostrano un’immagine in chiaroscuro se accoppiato con il successo a metà dell’operazione ‘Tltro’, i maxi-prestiti alle banche per resuscitare il credito bancario sottoscritti per poco più di 80 miliardi all’asta di esordio questo mese. Potrebbe andare meglio nelle prossime tranche del prestito, mentre la Bce lavora agli acquisti degli ‘Abs’ su cui si attende un programma più dettagliato al consiglio direttivo di Napoli la prossima settimana. Ma anche se si tratta di misure che si avvicinano, e a tratti sconfinano, con un ‘quantitative easing’ che passa per la porta di servizio, c’è da fare i conti con la Germania e con le difficoltà politiche per una Bce, come sottolinea Fisher a Roma, che deve fare i conti, a differenza della Fed, con non una ma 18 controparti governative che garantiscono sulla tenuta dei conti pubblici. E quindi sulla firma sovrana che garantisce quei titoli che, dovesse scattare un vero e proprio ‘QE’ in versione europea, la Bce dovrebbe comprare. Quasi avvicinando la Bce alla Fed, che ha nel suo statuto il compito di aiutare il mercato del lavoro, Draghi a Vilnius torna a sottolineare il problema della disoccupazione e il ruolo nefasto che questa gioca sull’inflazione troppo bassa. Il contesto geopolitico, spiega il presidente della Bce, assieme alla possibilità di riforme incomplete da parte dei governi, comporta “rischi evidenti”. E dunque la Bce è pronta ad adottare “ulteriori misure non convenzionali” – una frase che rimanda inevitabilmente all’acquisto su larga scala di bond e dunque anche titoli di Stato – per fronteggiare i rischi posti da un periodo troppo lungo di bassa inflazione. Se il detto fra gli investitori una volta era “non mettetevi contro la Fed”, ora è “non mettetevi contro Draghi”, ironizza Fisher. Bisognerà vedere se il detto vale anche in Germania. (Domenico Conti/Ansa)

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