Ambasciatori d’Abruzzo nel mondo, con il Venezuela nel cuore

Pubblicato il 27 settembre 2014 da redazione

SULMONA. – Sono addirittura 220 milioni gli “italici” nel mondo e ben un milione e 730mila gli “abruzzesici” oltreconfine. Le cifre a sorpresa le ha date a Sulmona (L’Aquila) Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo, nel suo intervento conclusivo della cerimonia di nomina di cinque nuovi “Ambasciatori d’Abruzzo nel mondo”. Le cifre al governatore che si documenta su tutto gliel’ha date il suo amico milanese Piero Bassetti, imprenditore e politico di lungo corso che fra i tanti ruoli ha avuto pure quello di presidente della camere di commercio all’estero. Fino a oggi si parlava di “un’altra Italia nel mondo” e “un altro Abruzzo nel mondo” perché le popolazioni interne ed esterne si equivalevano in entrambi i casi. Wikipedia conta, invece, circa 80 milioni. In ogni caso sono tanti e ancora oggi, nonostante tutto quello che hanno fatto e fanno per l’Italia, quasi completamente ignorati e per nulla sfruttati dalle istituzioni. L’assessore al ramo abruzzese Donato Di Matteo (presidente della consulta Cram) che, invece, ci tiene molto alla “cenerentola” delle deleghe regionali, ha ricordato che le rimesse del dopoguerra costituivano la seconda voce del bilancio dello Stato. Ai concittadini nel mondo ci tiene molto anche Giuseppe Di Pangrazio, presidente del Consiglio regionale, che ha l’obbligo per legge di organizzare questo evento: dal 2011 il Consiglio regionale ogni anno decide di nominare cinque personalità che si distinguono nel mondo per la loro attività. I consiglieri Cram lo sono d’ufficio. Il piatto in ceramica e il gioiello Presentosa sono stati consegnati a tre presenti e due assenti:  i primi sono stati Antonio Reggi, giudice di pace in Australia (originario di Castilenti, nel Teramano), l’italo-svizzero Roberto Zecchino (di Teramo), direttore delle risorse umane e organizzazione della Bosch Italia, e Maurizio Gentile, amministratore delegato della Rete ferroviaria italiana (Rfi), che è tornato nella sua Sulmona. Gli assenti sono stati Maria Rita D’Orsogna, docente matematica della California state university (Stati Uniti), originaria di Ortona (Chieti) e Dominick Salvatore, economista italo-americano originario di Villa Santa Maria (Chieti). Per la prima ha ritirato il papà; per il secondo l’amico Giuseppe Finamore, sindaco del famoso comune del Teatino, più noto per sfornare i migliori cuochi del mondo (fra cui lo stesso sindaco, chef della Camera dei deputati) che illustri economisti. “La forza di questa regione sta anche e soprattutto nelle tante personalità, uomini e donne, disseminate nel mondo che contribuiscono alla crescita di un Paese in base alla forza del loro progetto – ha detto D’Alfonso – I nuovi ambasciatori  sono simboli da emulare per le prossime generazioni e devono rappresentare più di tutto la testimonianza che ce la si può fare senza partire da posizioni di forza, ma avendo nel proprio bagaglio la forza di un progetto”. E ancora: “La nostra è una storia di allontanamenti, ma in futuro potrebbe diventare la storia di una regione che chiama sul proprio territorio milioni e milioni di pensionati americani, vogliosi di conoscere quell’Abruzzo raccontato dai nostri concittadini all’estero”. Di Matteo – che quando era titolare della stessa delega nella giunta Del Turco, aveva circa 1,5 milioni di euro di dotazione – ha sottolineato che il bilancio dell’Emigrazione non può stare a zero come ha voluto la Giunta Chiodi e che sul rapporto con le comunità all’estero bisogna invece puntare per lo sviluppo economico e turistico ma anche per aiutare chi non ha fatto fortuna ed è in difficoltà, come accade in Venezuela, dove Di Matteo volle e finanziò la Fondazione “Abruzzo solidale” che con 80mila euro garantisce ancora oggi polizze sanitarie ad alcuni dei tanti corregionali indigenti e bisognosi di cure. Grazie all’iniziativa dell’Associazione italo-venezuelani di Sulmona guidata dal medico Edoardo Leombruni, l’evento ha posto la giusta attenzione alla crisi politica, economica e sociale che colpisce il Venezuela, dove vivono tanti italiani. Molti presenti e gli stessi Di Pangrazio e Di Matteo, si sono attaccati all’occhiello (e sul cuore), la spilla con la scritta “Yo amo Venezuela”. Sul palco sono saliti con Leombruni (foto sotto), due italo-venezuelani rientrati da anni in Abruzzo, l’architetto Maria Claudia Lopez, il medico Gustavo Velasquez (ex assessore dello stato Zulia), e Amedeo Di Lodovico, presidente di “Abruzzo solidale (oltre che imprenditore ed editore del nostro quotidiano “La Voce d’Italia”). Di Lodovico ha ricordato cosa la comunità ha fatto per il terremoto nell’Aquilano: “Noi, viste le esperienze passate del Friuli e dell’Irpinia, abbiamo deciso di finalizzare i fondi a un preciso progetto” a Villa Sant’Angelo (L’Aquila), ha detto il decano dell’abruzzesità in Venezuela. Negli anni delle casse a zero euro per loro, gli abruzzesi all’estero hanno inviato a L’Aquila oltre sei milioni di euro (sarebbe utile capire come sono stati utilizzati). Questo dimostra che i nostri italiani lontani sono di gran lunga migliori di coloro che sono vicini. Politici soprattutto. (Pierluigi Spiezia)

 

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