Il Centro Italiano-Venezolano di Caracas protagonista nell’Us Open di Judo

CARACAS –  Il Judo é uno sport, é un gioco, é un momento in cui devi sentirti padrone di te stesso, la tua vita, il tuo corpo, il tuo cuore che batte forte per dar ritmo ai tuoi movimenti veloci.  Il contatto con l’avversario e in quei secondi, in quell’istante puoi vincere o puoi perdere tra un mare di silenziosi sentimenti.

José Gabirel Marín e Camilla Mancera, due atleti della scuola di judo del Centro Italiano Venezolano di Caracas sanno come gestire questo mix di emozioni. Questi campioni del tatami hanno portato in alto non solo la bandiera del Venezuela, ma anche il vessillo del club di Prados del Este, infatti Marín e Mancera hanno conseguito due medaglie dall’Us Open. Per appendersi al collo una medaglia di caratura internazionale ci vuole talento, ma ci vuole anche l’aiuto di una guida esperta come quella del sensei Leonardo Violano.

“E’ un’esperienza bellissima, ma prima di salire sul tatami la tensione ed il nervosismo sono alle stelle. Poi, appena inizia la gara tutto svanisce e sei concentrato sull’avversario” comenta Camilla Mancera.

La giovane judoka che ha iniziato a praticare questo sport grazie a suo papá, anche lui amante ed atleta di questo affascinante sport. Grazie alla sua perseveranza é riuscita ad essere presa in considerazione per tornei internazionali, in due Us Open ha sfiorato il gradino più alto del podio in entrambe le occasioni.

“Quella di quest’anno é stata la mia seconda esperienza nell’Us Open, spero nella prossima riesca a salire sul gradino più alto del podio”, spiega Mancera.

Come qualsiasi sportivo, il sogno nel cassetto di questa giovane judoca è partecipare alle Olimpiadi e magari appendersi al collo una medaglia.

L’altro gioiello del vivaio del Civ é Gabriel Marín, 9 anni nel mondo del judo e due di questi a livello competitivo. Marín si emoziona quando ricorda la sua prima medaglia: “E’ stata nei regionales, al primo tentativo ho vinto l’oro,  fu un’emozione indescrivibile”.

La gavetta dei primi anni gli é servita per dare il grande salto in una competizione internazionale, com’é stato con gli Us Open.

“E’ un’emozione indescrivibile partecipare ad una gara di caratura internazionale. Al primo tentativo sono arrivato quinto. – Racconta il giovane judoka, aggiungendo – Ma poi, mi sono rifatto e sono riuscito ad appendermi al collo una medaglia (bronzo, ndr). Adesso punto all’oro, spero di riuscirci per l’edizione del 2016”.

Al contatto con il tatami, in quel secondo, in quell’istante passano per la tua testa tutte le esperienze precedenti ed i consigli ricevuti dal tuo sensei nei giorni precedenti alla gara. Puoi vincere o puoi perdere tra un mare di silenziosi sentimenti. Questo lo sa bene Marin, e per questo motivo il giovane campione prima entrare in azione chiude gli occhi e si concentra con il suo MP3 ed escolta un po’ di musica della sua playlist in cui sono registrati tutti i generi musicali dal pop al rock, dal reggae al merengue. Non ha preferenze. Questo gli serve per trovare la grinta giusta per affrontare il suo rivale.

Il podio é il sogno di tutti gli atleti in una gara: “Vincere una medaglia é il massimo, quando sei sul podio hai un mix di emozioni, hai voglia di piangere dalla felicità. Devi assolutamente vivere quella esperienza per capirlo” spiega Marin.

La responsabilità di gestire le abilità di queste giovani promesse del judo mondiale è in mano al sensei Leonardo Violano, con più di 30 anni di esperienza sul tatami, 25 di questi nel Centro Italiano Venezolano di Caracas. Questa vasta esperienza gli ha permesso di essere non solo il sensei del Civ, ma anche il selezionatore dello stato Miranda.

“La preparazione per l’Open é stata ardua, sono stati mesi di costante sacrificio da parte dei miei alunni, eravamo sul tatami quattro giorni alla settimana, ma ne é valsa la pena – spiega Violano. Aggiungendo – Fortunatamente ogni volta che siamo saliti sul tatami dell’Us Open siamo riusciti a portare a casa medaglie. Non é facile questo. Voglio prolungare questo record positivo, magari salendo sul gradino più alto del podio”. (Fioravante De Simone/Voce)

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