Italia attenta, con le piccole è spesso Corea

Pubblicato il 08 ottobre 2014 da redazione

ROMA. – Mai fidarsi delle piccole. Antonio Conte ripetera’ il concetto come un mantra, visti i precedenti della nazionale italiana, prima di affrontare venerdì l’ Azerbaigian e martedì Malta nelle qualificazioni europee. La nazionale infatti va a nozze quando affronta la Germania, compete ad armi pari col Brasile e con le grandi del pallone, ma con le cenerentole ha vari scheletri negli armadi. La madre di tutte le umiliazioni della storia azzurra e’ la disfatta con la Corea del Nord: un gol del dentista Pak Doo Ik manda a casa l’Italia di Mondino Fabbri nei Mondiali inglesi del 1966 dopo il primo turno e diventa il paradigma del crollo calcistico. Ma per la nazionale e’ il terzo tonfo di fila ai mondiali con avversarie di rango inferiore dopo il 2-1 con l’Irlanda del Nord nelle qualificazioni 1958 e il 2-0 nella corrida col Cile del 1962. Poi ci sono due brutte figure indolori: ai mondiali del 1970, nel primo turno gli azzurri si fanno imporre il pareggio da Israele con Riva ancora spuntato, prima dell’epopea che li conduce in finale. Identico percorso nel 1982: l’1-1 col gol di Graziani nel primo girone col Camerun indigna i tifosi, vengono lanciate accuse di combine, poi si sveglia Paolo Rossi ed è Mundial a Madrid sotto gli occhi di Pertini. Ira e polemiche nel 2002 dopo il 3-2 con la Corea del Sud che cancella gli azzurri dagli ottavi con forti accuse all’arbitro Moreno. Dopo il trionfo di Berlino l’uscita dai mondiali e’ amara: brutta figura in Sudafrica, col l’eliminazione dopo un deludente 3-2 con la Slovacchia che segue gli 1-1 con i modesti Paraguay e Australia. Uguale sorte in Brasile con il mortificante 1-0 con Costa Rica che poi esce ai quarti solo ai rigori. Altre prove incolori in gare di qualificazione non procurano danni eccessivi: 1-1 con Cipro nel 1983,ad Ancona con la Bielorussia nel 1999, a Napoli con la Lituania nel 2006 e sempre a Napoli 2-2 con l’Armenia nel 2013 a qualificazione archiviata. Poi c’e’ il capitolo amichevoli, tallone d’Achille della nazionale a partire dalla fine degli anni ’80. Fioccano le prestazioni choc: nel 1988 la Giovane Italia di Vicini si fa battere 1-0 dal Galles a Brescia prima di un buon europeo che si ferma alle semifinali con l’Urss di Mikhailicenko. Nello stesso anno l’Olimpica di Rocca viene tramortita 4-0 dallo Zambia alle Olimpiadi. Perde 2-1 con la Bosnia l’Italia di Sacchi nel 1996, ma la gara ha soprattutto una forte valenza simbolica in una Sarajevo che cerca di tornare a vivere dopo la guerra. E’ l’ultima panchina di Sacchi, che torna al Milan. A fine 2001 l’Italia del Trap, in viaggio esplorativo a un anno dai mondiali, pareggia 1-1 a Saitama col Giappone. Poi cominciano le amichevoli di agosto ed e’ Caporetto: nel 2002 la Slovenia vince 1-0 a Trieste. Nel 2004 è traumatico il debutto di Lippi, ko 2-0 a Reykjavik con l’Islanda; al ct sulla strada del mondiale non riesce neanche la rivincita: 0-0 in casa con l’Islanda a Padova nel 2005. Dopo il biennio di Donadoni torna Lippi e nella Conf Cup del 2009 l’Italia fa harakiri 1-0 a Johannesburg con l’Egitto (che era stato calpestato nel 1928 11-3 alle Olimpiadi,massimo score della storia azzurra), poi nel marzo del 2010 c’e’ un modesto 0-0 col Camerun a Montecarlo. Le ultime brutte figure toccano a Prandelli: nell’avvio della sua gestione, agosto 2010, la Costa d’Avorio si impone 1-0 a Londra, nel febbraio 2012 gli azzurri vanno ko 1-0 a Genova con gli Usa. Ma il peggio deve ancora venire: 1-1 con Haiti a Rio prima della Confederations 2013, 2-2 a Londra con la Nigeria in novembre e, addirittura, 1-1 con Lussemburgo a Perugia nel giugno scorso. Ora con Azerbaigian e Malta Conte dovra’ far capire se, almeno in questo, l’Italia ha voltato pagina. (di Giorgio Svalduz/ANSA)

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