Usa guidano ripresa mondiale. Il pil corre oltre tutte le attese

NEW YORK. – La ripresa dell’economia americana tiene. Anzi, il pil corre molto più del previsto, mettendo a segno un +3,5% da luglio a settembre 2014. Un dato che ve ben oltre le attese, dopo l’eccezionale 4,6% del secondo trimestre. “Gli Stati Uniti guidano la ripresa globale”, esulta la Casa Bianca. E non a torto, visto un panorama mondiale in cui l’Europa rischia di scivolare in una nuova recessione e la Cina è alle prese con una frenata della propria economia, così come accade per buona parte delle economie emergenti. I dati, dunque, confermano un ruolo di locomotiva degli Usa. E confermano la validità della strategia della Fed che, sotto la guida di Janet Yellen, ha avviato il cammino verso la normalizzazione della politica monetaria americana, dopo anni di misure eccezionali e “non convenzionali” per affrontare gli effetti della grande crisi e sostenere la ripresa.  I numeri sul Pil del terzo trimestre (le previsioni indicavano un 3/3,1%) arrivano a meno di 24 ore dalla decisione della banca centrale statunitense di porre fine al suo programma di Quantitative Easing: sei anni di aiuti a pioggia all’economia e costati oltre 3.000 miliardi di dollari. E ora che i rischi sulla ripresa sembrano decisamente al ribasso si comincia a ragionare sull’eventualità di un rialzo dei tassi, che la Fed con tenacia ha tenuto per anni vicini allo zero. Una svolta che – secondo alcuni osservatori – potrebbe arrivare già nella prima metà del prossimo anno. A determinare il risultato a sorpresa del Pil del terzo trimestre sono state innanzitutto la crescita degli investimenti (+5,5%) e quella importantissima della spesa per i consumi (+1,8%), entrambi segnali di una fiducia accresciuta da parte delle imprese e dei cittadini. Ma a dare un forte contributo al consolidamento della ripresa ci sono anche le esportazioni (+7,8%). Senza contare le spese militari che, in coincidenza con le diverse emergenze internazionali in corso (dalla lotta all’Isis a quella contro l’Ebola), sono lievitate a livelli che non si vedevano da anni. Per un presidente che ha preso in mano un’America alle prese con la recessione il risultato può essere considerato soddisfacente. Anche se in verità la Casa Bianca non sembra aver beneficiato più di tanto di una crescita tornata ai livelli pre-crisi, con la popolarità di Barack Obama crollata ai minimi storici. Il fatto, spiegano i suoi più stretti collaboratori, è che “i lavoratori ancona non sentono i benefici di questa crescita”. Ecco perché bisogna fare di più sull’occupazione e sul fronte dei salari, a partire dall’innalzamento di quello minimo. Intanto si prepara una nuova offensiva contro alcune grandi banche di Wall Street, accusate di aver violato i patti. Quelli fissati negli accordi in cui vari gruppi hanno patteggiato salatissime multe in cambio di un’immunità dal punto di vista penale. Ora le procure di Washington e di Manhattan stanno riaprendo molti di quei casi, e nel mirino – scrive il New York Times – ci sarebbero molti grandi banche mondiali: dalle britanniche Barclays e Standard Chartered alla francese Bnp Paribas, dalla giapponese Bank of Tokyo Mitsubishi Ufj alla svizzera Ubs. (Ugo Caltagirone/Ansa)

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