Coffaro il signore delle dune: “Pronto per la Dakar 2015”

CARACAS – Il celebre aforisma “la vera sfida è superare se stessi”, è ciò che meglio sintetizza lo spirito temerario col quale si partecipa ad una delle gare più affascinanti, autorevoli, ma anche rischiose, del panorama motoristico mondiale. Il riferimento non va ad un particolare Gran Premio di Formula 1, oppure della MotoGp. Bensì è indirizzato al rally raid che ha stregato migliaia di piloti, professionisti ed dilettanti, oltre ad un folto numero di appassionati: la Parigi-Dakar, o se preferite, semplicemente “la Dakar”. Nonostante il “trasloco”in Argentina e Cile, il rally raid è ancora molto seguito. Il fascino di questa interesante corsa, ha anche attirato l’attenzione di Nunzio Coffaro, pilota italo-venezuelano che dal suo esordio nella Dakar 2012 é diventato uno dei protagonista della famosa carovana.

“Il bello dei rally é che non conosci il tracciato, e cosí metti a dura prova la tua abilità come pilota – commenta Coffaro –. Questo sport incominció ad attirare la mia attenzione quando guidavo nella campagna della fazenda agricola famigliare insieme a mio padre. ”

Ricordiamo che il team Azimut capitanato dal pilota di origini siciliane ha iniziato ad addentrarsi in questo tipo di gare nel 2005 (a livello nazionale) e nel 2009 (internazionalmente) e già nel 2011 vinse il campionato, a dimostrazione della sua grinta e della sua abilità alla guida.

La prima impresa fuori del paese fu nel 2009, allora il team ottenne la vittoria nell’Open Challenge d’Australia. In quel momento Coffaro capì che il suo team era pronto per affrontare missioni più impegnative.

“Andammo in Australia, per predere un po’ di esperienza e poi appena abbiamo iniziato a gareggiare ci siamo resi conto che eravamo pronti per questo tipo di competizioni” dichiara Coffaro.

Un rally che ha stregato migliaia di piloti, professionisti e dilettanti, i grandi marchi del circo dei motori, ma anche tanti “singoli”, capaci di giocarsi tutto per esserci, partecipare, e soprattutto arrivare alla meta. Quando chiediamo a Nunzio Coffaro cosa ha provato sulla griglia di partenza ci dice: “mi viene ancora la pelle d’oca. Solo al pensiero di avere campioni del calibro di Carlos Sainz, Marc Coma, Peter Hansen, Nani Roma ed altri”.

Questo campione, insieme al Team Azimut, nel 2013 partecipa alla prestigiosa Dakar, uno dei rally più famosi del mondo, la prima e più importante gara a livello internazionale. In quel momento, per la quinta volta consecutiva la competizione non si è svolta nella nativa Africa bensì in Sud America.

Il Rally Dakar, che dal 2009 si disputa in Sud America, dopo che l’Africa era diventata troppo pericolosa per i partecipanti, è stato per molto tempo il principale orgoglio dell’automobilismo. L’edizione 2013 era partita da Lima, in Perù, ed era arrivata fino a Santiago del Cile. Il team Azimut, capitanato dall’italo-venezuelano Nunzio Coffaro in compagnia del suo navigatore Daniel Meneses dimostrarono il proprio potenziale durante più di 9 mila chilometri suddivisi in 14 tappe riuscendo a piazzarsi tra i top 20.

In questa gara tagliare il traguardo finale è di per sè una vittoria per tutti i partecipanti che riescono ad arrivarci, a prescindere dalla posizione ottenuta in classifica, data l’elevata pericolosità del raid, che troppe volte ha riempito di lacrime gli aridi deserti attraversati, per le morti di piloti e addetti ai lavori, tra cui anche il fondatore Sabine, nel 1986.

“Al momento della premiazione, venne annunciato dagli speaker il nostro nome tra i vincitori nella nostra categoría (nella categoria T1.1, dove partecipano macchine a gasolio, ndr), non ci credevamo. Pensavamo fosse un errore. Ma poi, scorpimmo che tutto era vero e l’emozione é stata tantissima” – spiega emozionato il campione italo-venezuelano, aggiungendo – “Noi eravamo presi dall’emozione della nostra prima Dakar che non badavamo ai tempi”.

Emozioni che coronano un’avventura massacrante, ma allo stesso tempo stesso l’adenalina scorrendo nelle vene, normalmente i piloti novelli non finiscono la loro prima Dakar. Le statistiche dicono che solo dopo la quinta o sesta Dakar i piloti riscono a concludere la prova. Coffaro ed il suo team non solo erano riusciti a tagliare il traguardo, ma a vincere nella loro gategoria con quasi tre ore di vantaggio sul secondo classificato.

Il fascino del deserto, delle oasi, della solitudine, della sfida con sè stessi e le condizioni ambientali al limite, con sbalzi di temperatura dal caldo afoso al freddo estremo è quello che rende la Dakar così popolare e ambita. I piloti sanno che corrono con loro stessi, portandosi dentro l’avventura, “staccandosi” con il mondo dei telefonini e delle comodità domestiche per dieci giorni, con la sola voglia arrivare alla meta, vedere la bandiera a scacchi, a dispetto degli sbalzi di temperature, dei succhi di frutta ingurgitati per evitare di disidratarsi e delle bacchette ricostituenti che sostituiscono il pasto ma che sono il sacrificio da fare per vivere il fascino di questa gara.

“Per prepararci al meglio per affrontare la Dakar, siamo andati in Finlandia alla scuola per piloti di Tommi Mäkinen (ha partecipato al campionato del mondo dall’87 al 2003 e vincitore di quattro mondiali tra il ‘96 e ‘99, ndr).

La gara e l’Avventura nella quale la protagonista indiscussa è la natura, con i suoi sconfinati deserti, le dune alte come soffici montagne e le notti, freddissime, da trascorrere a tu per tu col cielo stellato. Mentre nel “campo” tutti cercano di riposare qualche ora per riprendere le forze. Sabbie da solcare tra mille insidie, sfrecciando con la propria moto, auto, camion o quad, facendo esclusivamente affidamento al senso dell’orientamento. Facilissimo lo smarrimento.

“La differenza tra i rally tradizionali e la Dakar è che non fai riconoscimento del tracciato. Qui il mio navigatore ha una mappa che ci da l’organizzazione e con quello guidiamo. Con il passaggio degli altri team il terreno può subire modificazioni e queste noi non le conosciamo. Il Gps che abbiamo a bordo serve soltanto agli organizzatori per localizzarci” spiega il campione siciliano.

A bordo di un prototipo Toyota Hilux, il team creolo Azimut attraversa i deserti più difficili della terra. La spedizione capitanata dall’italo-venezuelano Nunzio Coffaro, insieme al suo compagno di squadra Daniel Meneses rappresentano il Venezuela nei più importanti rally del mondo, nella modalità fuori strada, nella categoria T1.1 (macchine a gasolio).

“Siamo pronti per affrontare il prossimo Dakar e continuare a sognare in grande in questa prestigiosa gara” commenta Coffaro.

Questi campioni stanno diventando una sorta di re delle dune, con molto impegno ed umiltà sfoderando delle ottime prestazioni, tanto da mettere i piedi sul podio in diverse competizioni a livello internazionale, cosa non facile in questo ambiente. (Fioravante De Simone/Voce)

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