Ministero degli Esteri: Renzi-Napolitano trovano la mediazione, arriva Gentiloni

Pubblicato il 01 novembre 2014 da redazione

ROMA.- Paolo Gentiloni è il nuovo ministro degli Esteri. Dopo un lungo confronto tra Palazzo Chigi e il Quirinale per individuare la personalità più adatta a succedere a Federica Mogherini, la scelta di Matteo Renzi cade su un renziano della prima ora con la solida esperienza politica auspicata da Giorgio Napolitano, anche se non maturata sul campo della politica estera. Il quasi sessantenne deputato in serata presta giuramento al Colle e trasloca dalla commissione Esteri della Camera alla guida della Farnesina, dove lo attendono i delicati dossier internazionali. Che tratterà, assicura, in “continuità” con i “governi precedenti” e con il lavoro della Mogherini. Matura tra la notte e la prima mattina, raccontano fonti parlamentari, la mediazione su Gentiloni alla Farnesina. Dopo l’impasse emersa al termine dell’incontro nella mattinata di ieri al Quirinale, la decisione sbaraglia tutti i pronostici. Ed è l’esito di una serie di contatti tra Renzi e Napolitano, che si sarebbero sentiti più volte al telefono. Archiviati, nel confronto con il capo dello Stato, i nomi di Marina Sereni, della ‘tecnica’ Elisabetta Belloni e della giovane Lia Quartapelle (da Palazzo Chigi smentiscono che, come invece emerso nei giorni scorsi, quest’ultimo fosse in cima ai desiderata renziani), si cerca una figura di provata esperienza politica, per gestire i complicati fronti della politica internazionale. L’identikit che rimbalza nei rumors sarebbe quello di Lapo Pistelli, viceministro agli Esteri con Mogherini e, prima, con la Bonino. Ma nella serata di giovedì Renzi si orienta su un nome rimasto sempre sotto traccia, ma che il premier avrebbe soppesato, spiegano i suoi, nelle ultime 48 ore. Il nome è quello di Gentiloni. Già rutelliano, poi renziano della prima ora. Ha esperienza “a tutto tondo”, sottolineano negli ambienti di governo. Anche se ha un profilo molto orientato al mondo della comunicazione e dell’informazione, si occupa di esteri in commissione dall’inizio della legislatura. E, elemento non secondario nella scelta, ha un rapporto e un filo diretto con il presidente del Consiglio, godendo della sua piena fiducia. Nelle ultime ore, riferiscono fonti parlamentari, il vero ‘competitor’ di Gentiloni nelle valutazioni di Renzi sarebbe stato Giorgio Tonini, senatore della commissione Esteri e membro della segreteria Pd. Ma di primo mattino, nella telefonata decisiva con Napolitano, sarebbe stato certificato il via libera all’ex rutelliano. Una scelta di mediazione, di compromesso tra i desiderata del Colle e quelli del premier, ammette qualche renziano. Ma che, confermano da Palazzo Chigi e dal Quirinale, alla fine soddisfa entrambi. Con l’unico ‘neo’ di squilibrare la perfetta parità di genere del governo che Renzi avrebbe cercato di conservare fino all’ultimo. Il presidente del Consiglio, ad ogni modo, riesce ancora una volta a sorprendere il suo stesso partito. Anche Gentiloni, racconta qualche amico, apprende dal premier la notizia solo un paio d’ore prima che diventi di pubblico dominio. Poi, la valanga di messaggi di congratulazioni e le telefonate, alle quali risponde da quello che è ancora per poco il suo ufficio di deputato in via del Pozzetto. E alle 18 il giuramento nelle mani del capo dello Stato, alla presenza di Renzi. All’uscita, con al fianco la moglie, le prime parole da ministro degli Esteri, “L’Italia è un grande Paese. Credo che il governo Renzi debba contribuire con la sua politica ad essere all’altezza di questo grande Paese”. Gli auguri a Gentiloni arrivano da tutta la maggioranza. Le critiche dalla Lega, che con Matteo Salvini parla di “accordo al ribasso”, e dal M5S, che lo liquida come “usato sicuro”. Al governo approderanno anche due nuovi sottosegretari. Davide Faraone, come pronosticato, all’Istruzione. E all’Economia, a sorpresa, Paola De Micheli, già lettiana e ora deputato della minoranza in Area riformista. Una scelta che, spiegano i renziani, vuole dare un segnale alla minoranza del partito. Forse un modo, ribatte velenoso qualche bersaniano, per liberare a un renziano il posto di vicepresidente vicario del gruppo alla Camera. (di Serenella Mattera/ANSA)

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