Marijuana e salario minimo, negli Usa crescono i sì

NEW YORK.- Cresce il fronte pro-marijuana in America, e sempre più Stati chiedono l’aumento del salario minimo. Nella notte del voto di metà mandato, i cittadini Usa si sono espressi anche su 146 quesiti referendari in 41 Stati sugli argomenti più disparati. I risultati delle urne vedono il rafforzamento del fronte dei sostenitori della cannabis a scopo ricreativo: gli elettori che si sono espressi favorevolmente in Oregon, Alaska e Washington DC, aumentando la spinta degli attivisti che vogliono il via libera in tutto il Paese. La legalizzazione – già approvata con misure analoghe in Colorado e nello Stato di Washington – dovrebbe divenire effettiva l’anno prossimo e la vendita nei negozi inizierà nel 2016. Nel District of Columbia, dove si trova la capitale Washington, il Congresso ha però potere di revisione, e potrebbe opporsi. Il prossimo obiettivo degli attivisti pro-cannabis è la California, dove puntano a chiedere di legalizzare la marijuana per uso ricreativo nel 2016. Pollice verso invece in Florida per il via libera della marijuana a scopo medico, già consentita in 23 Stati americani: nel Sunshine State la proposta è stata bocciata avendo ottenuto la maggioranza, ma non il 60% necessario all’approvazione. Sul fronte del salario minimo, invece, gli elettori di Arkansas, Alaska, Sud Dakota e Nebraska hanno approvato delle misure per aumentare la paga oraria, portando il numero di Stati con disposizioni analoghe a 29. Tali decisioni riflettono la diffusa insoddisfazione dei cittadini Usa per l’incapacità del Congresso di agire sullo stipendio minimo federale, fermo a 7,25 dollari. In Arkansas l’aumento è a 8,50 dollari entro il 2017, in Nebraska a 9 dollari entro il 2016, in Alaska a 9,25 dollari nel 2016, e in Sud Dakota a 8,50. Tutti e quattro gli Stati hanno visto la vittoria dei repubblicani alle elezioni di midterm (nonostante il salario minimo sia un cavallo di battaglia di Barack Obama) e la misura rappresenta una prima sfida per il Grand Old Party, che ha sempre osteggiato la proposta di un aumento. Proprio quest’ultimo referendum, secondo gli osservatori, era stato usato come strumento politico per stimolare l’affluenza degli elettori democratici. Tra gli altri quesiti sottoposti a referendum, nello Stato di Washington è stata approvata una norma che segna un passo in avanti contro la diffusione delle armi da fuoco e prevede maggiori controlli su chi vende o trasferisce pistole e fucili. Mentre in tema di aborto, Colorado e Nord Dakota hanno respinto dei provvedimenti che avrebbero potuto portare a vietare l’interruzione della gravidanza. E in Tennessee, gli elettori hanno approvato una proposta che darà ai deputati più potere nella regolamentazione dell’aborto. (di Valeria Robecco/ANSA)

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