Russia:spettro crisi finanziaria, ma Putin rassicura

MOSCA. – Crollo del rublo, prosciugamento delle riserve valutarie, inflazione oltre l’8%, crescita zero e una fuga record di capitali che a fine anno raggiungerà i 128 miliardi di dollari, più che raddoppiando rispetto al 2013: morsa dalle sanzioni occidentali per la crisi ucraina e dal calo del prezzo del petrolio, la Russia comincia a fare i conti con lo spettro della crisi finanziaria, anche se oggi il leader del Cremlino Vladimir Putin ha cercato di lanciare l’ennesimo messaggio rassicurante. “Gli attuali sbalzi del rublo finiranno presto”, ha profetizzato nel suo intervento al vertice Apec di Pechino, preannunciando l’intervento della Banca centrale russa per ridurre la volatilità del mercato valutario in risposta alle azioni degli speculatori”. Una linea subito sposata dalla presidente della banca centrale, Elvira Nabiullina, che ha deciso di limitare temporaneamente la liquidità del rublo, convinta che essa sia usata ”non solo per finanziare l’economia ma anche per giocare sul mercato dei cambi stranieri”. L’istituto di via Neglinnaia ha deciso anche di non intervenire piu’ a difesa del rublo, tranne che in caso di ”minaccia per la stabilita’ finanziaria”, lasciandolo libero di oscillare. Da inizio anno, pero’, ha bruciato oltre 70 miliardi di dollari, pari al 20% delle riserve valutarie nazionali, senza riuscire ad arginare il crollo storico della divisa russa su dollaro ed euro, che lo scorso venerdi’ avevano raggiunto rispettivamente il record di 48,6 e 60 rubli, guadagnando oltre un terzo e quasi la meta’ del loro valore. La paura comincia a serpeggiare tra la gente, che cerca di salvare i propri risparmi o i propri stipendi riconvertendoli in moneta straniera, incalzata dall’incubo del default del 1998: agli uffici cambio ci sono spesso le code, nelle banche la richiesta di valuta estera è aumentata di 3-4 volte e non è raro che sia richiesta la prenotazione anticipata. Il problema è che la Russia importa quasi tutti i beni di consumo e i beni strumentali, i cui prezzi salgono cosi’ alle stelle, facendo aumentare anche l’inflazione, che a fine anno raggiungerà l’8,2%-8,4%, contro il 7,5% inizialmente previsto. E i vantaggi di un dollaro forte per i pagamenti di gas e petrolio e materie prime, gli unici beni che la Russia esporta, non bastano a compensare tutte le altre perdite. Il prezzo dell’oro nero, inoltre, è sceso a circa 80 dollari, contro i 93 stimati per il bilancio statale 2014, che ora dovrà essere tagliato o irrobustito aprendo il forziere dei fondi sovrani. Allarmano anche altri indicatori: la fuga record dei capitali stranieri, aggiornata a 128 miliardi di dollari contro i 90 previsti (nel 2013 furono 60 circa), la crescita del pil abbassata a +0,3% per quest’anno, azzerata per il 2015 e proiettata a +0,1% per il 2016. Tutto ciò significa che l’economia russa si ferma per almeno tre anni, una recessione che rischia di mettere in difficoltà Putin, sia sul piano internazionale che su quello interno. Per questo il leader del Cremlino cerca di rassicurare tutti, sperando anche in una revoca delle sanzioni: oggi ha promesso che la Russia ”non aumenterà il suo debito statale e lo manterrà ad un livello controllabile inferiore al 15% del pil”, che ”gli obiettivi a lungo termine dello sviluppo del Paese restano invariati”, che userà parte delle riserve accumulate nei fondi sovrani per attrarre investitori, abbassare i loro rischi e co-finanziare progetti. E che non ci saranno restrizioni sui movimenti di capitale. Ma nelle strade la caccia a dollari ed euro continua. (di Claudio Salvalaggio/ANSA)