“La morte del Califfo non sarebbe letale per Isis”

Pubblicato il 11 novembre 2014 da redazione

BEIRUT. – Un mostro pluricefalo capace di rigenerare le proprie teste. O un organismo del tutto dipendente dal suo capo, il ‘califfo’ Abu Bakr al Baghdadi. Osservatori arabi si dividono nel descrivere la struttura dello Stato islamico (Isis). E nell’immaginare le ripercussioni a breve e a lungo termine di un’eventuale morte del leader della formazione jihadista presente in Iraq e Siria. Finora nessuna conferma è emersa delle voci – rilanciate oggi anche dal quotidiano egiziano al Ahram – circa il possibile ferimento o, addirittura, l’uccisione di Baghdadi in raid aerei della coalizione guidata dagli Usa, effettuati tra venerdì e sabato scorsi, nelle regioni di Anbar, al confine con la Siria, e nel nord dell’Iraq, vicino Mosul. “E’ riduttivo affermare che l’Isis possa fare a meno di Baghdadi semplicemente sostituendolo ai vertici dell’organizzazione”, si leggeva stamani sul quotidiano panarabo al Quds al Arabi. “E’ come dire che lo Stato islamico è un gruppo con più vertici locali autonomi gli uni dagli altri, non considerando però la forza politica e personale di Baghdadi”. Misurare il peso che l’autoproclamato califfo ha nel contesto interno all’Isis spinge in molti a domandarsi come sia strutturata l’organizzazione jihadista che nel giro di due anni si è trasformata da ala irachena di al Qaida in entità pseudo-statale in grado di sfidare tutte le potenze della regione e quelle internazionali. “E’ vero – afferma Abdennasser Mansur sul quotidiano iracheno Zaman – che è impossibile decapitare del tutto i vertici dell’Isis, ma non bisogna dimenticare che la persona di Baghdadi ha dimostrato di avere un forte carisma e capacità di attrarre consenso”. E’ stato lui, ricorda Mansur, a traghettare lo Stato islamico dell’Iraq – ala qaedista – a Stato islamico odierno, passando per Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Ed è a lui, il ‘califfo Ibrahim discendente del clan di Maometto’, che numerosi leader jihadisti dell’ecumene arabo-islamica guardano come referente e guida globale. Altri osservatori spostano la questione su chi potrebbe succedere a Baghdadi. Al di sotto del ‘califfo’, l’Isis è gestito da un consiglio consultivo che dovrebbe nominare una guida pro-tempore e poi un nuovo ‘califfo’, che in arabo vuol dire appunto successore, sottintendendo “di Maometto”. Nelle ultime ore si è fatto il nome del siriano Abu Muhammad al Adnani, l’attuale portavoce dell’Isis, ma uno ‘shaykh’ troppo giovane secondo alcuni per occupare un posto così cruciale. Altri hanno indicato Abu Muslim Turkmani, comandante militare, ex ufficiale dell’esercito iracheno ai tempi di Saddam Hussein, descritto però come privo di carisma e, secondo certe fonti, vittima degli stessi raid di venerdì. Altre analisi puntano i riflettori su Abu Omar Shishani, “il ceceno”, da più parti definito il “ministro della guerra” dell’Isis e il capo dell’assedio su Kobane/Ayn Arab, la cittadina curda siriana a ridosso del confine con la Turchia. Ma nessun nome finora sembra convincere gli analisti e molti degli stessi seguaci dello Stato islamico, che sui social network assicurano: “Baghdadi è vivo ed è al comando”.  (di Lorenzo Trombetta/ANSA)

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