Italicum: approvazione dei piccoli e minoranza Pd

ROMA.- Ast: Renzi sente Alfano, accertare responsabilitàl. E’ quanto è emerso in commissione Affari costituzionali del Senato che domani stabilirà i tempi di esame dell’Italicum compresa la data di conclusione dei lavori. Anche la battagliera minoranza interna del Pd apprezza le novità – anche se annuncia battaglia sul pacchetto riforme che approda alla Camera – mentre, inaspettatamente, è un gruppo di renziani della prima ora a sollevare problemi. Oggi si è riunito l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato, guidata da Anna Finocchiaro, per stabilire il calendario dell’esame della riforma. Il veto di M5s ha fatto mancare l’unanimità e quindi la decisione sarà presa domani dalla Commissione riunita in seduta plenaria. Non si puo’ pero’ parlare di slittamento perché gli altri partiti dell’opposizione, che sulla riforma del Senato avevano fatto le barricate presentando 6.000 emendamenti, hanno mostrato una disponibilità. Certamente Loredana De Petris (Sel) e Roberto Calderoli (Lega) hanno chiesto di non comprimere i tempi di esame, ma il nuovo sistema con soglia di sbarramento al 3% e nessun obbligo di coalizzarsi, piace. E infatti Finocchiaro ha detto che domani proporrà un calendario che abbia non solo l’inizio ma anche la data di conclusione dell’esame. Fatto inedito che indica che non ci si attende barricate. Tanto che Finocchiaro ha parlato di un clima “rasserenato” tale da far considerare “ragionevole” un si’ del Senato entro Natale. L’elemento curioso della giornata è la presa di posizione di diversi parlamentari “renziani” doc: non solo alcuni deputati, come Roberto Giachetti, Edoardo Fanucci, Luigi Famiglietti, Marco Di Maio, Marco Donati, ma anche dei senatori, come Stefano Collina, che è pure membro della Commissione Affari costituzionali. La critica riguarda la decisione presa nella riunione di maggioranza di diminuire il numero dei collegi e di allargarne i confini. Ciascuno di essi eleggerebbe così un maggior numero di deputati (10), in modo da consentire le preferenze, dato che il capolista sarà bloccato. Questo cambiamento, secondo i renziani, spezza il rapporto stretto tra l’eletto e il territorio. Infatti i collegi abbracceranno più province. Per loro sono meglio collegi piccoli, che coincidano al massimo con la provincia. Giachetti poi ha rilanciato il Mattarellum con collegi uninominali ancora più piccoli secondo il verbo bipolarista. Ma non è solo questione di principio. I deputati renziani, come la maggior parte di quelli del Pd, sono quasi tutti ex amministratori locali legati al territorio, e un allargamento dei collegi li mette in difficoltà in una futura campagna elettorale per di più con le preferenze. Senza contare che in un collegio grande come mezza Regione i costi della campagna elettorale lieviteranno. “I partiti non hanno più soldi – spiega uno che chiede di non essere citato – e i candidati saranno spinti a ricercare il finanziamento di privati, che non sempre sono disinteressati”.  (di Giovanni Innamorati/ANSA)