Ecco il piano di Obama su immigrati. Basta rimpatri forzati

Pubblicato il 13 novembre 2014 da redazione

NEW YORK. – Regolarizzare 4,5 milioni di clandestini. E’ la svolta che si appresta a realizzare Barack Obama, più che mai determinato dopo la batosta elettorale delle midterm a rilanciare il suo ruolo e a dar seguito ad alcune delle promesse finora rimaste nel cassetto. Questo ricorrendo il più possibile ai suoi poteri esecutivi. Una strada che porta inevitabilmente allo scontro con il Congresso, oramai in mano ai repubblicani, ma che il presidente americano spera di percorrere lasciando in eredità un’immagine di sé che non sia quella dell’anatra zoppa. La riforma dell’immigrazione, in questi anni rimasta una chimera per via dell’ostruzionismo della destra, potrebbe essere non solo una mossa per riconquistare l’elettorato ispanico in vista delle elezioni presidenziali del 2016, ma anche il lascito più importante di Obama insieme alla rivoluzione del sistema sanitario (la cosiddetta Obamacare) portata a termine non senza problemi. Il decreto immigrati è già pronto e dovrebbe essere varato non più tardi di venerdì prossimo, il 21 novembre. La bozza è stata messa a punto nei suoi particolari in un’incontro che il presidente ha avuto con il suo staff e i vertici dell’Homeland Security (il ministero degli interni) prima di partire per l’Asia. Si tratterebbe – secondo fonti della Casa Bianca citate in esclusiva da Fox News, emittente vicina ai repubblicani – di un piano in dieci punti che vanno dal rafforzamento della sicurezza ai confini all’aumento delle retribuzioni del personale di frontiera, passando per un aumento delle risorse per l’assistenza agli immigrati clandestini, soprattutto quando si tratta di minori. Ma il cuore della riforma Obama sarebbe lo stop ai rimpatri forzati per milioni di irregolari. In particolare, la norma della cosiddetta ‘deferred action’ (azione di rinvio o sospensione delle ‘deportazioni’) verrebbe estesa a tutti gli immigrati che sono entrati clandestinamente sul suolo americano prima dei 16 anni, e a tutti quei genitori i cui figli sono già cittadini statunitensi e residenti permanenti negli Usa. Si tratta – secondo le ultime stime – di una platea di almeno 4,5 milioni di persone. Ma se la regolarizzazione vertà estesa a chi è entrato negli Usa prima del 2010 (e non più a chi lo ha fatto entro il giugno del 2007), saranno almeno altri 300 mila clandestini ad ottenere un permesso di lavoro e di soggiorno. L’ispiratrice della riforma Obama sarebbe soprattutto Esther Olavarria, alto funzionario del dipartimento alla sicurezza e stretta collaboratrice del presidente americano, di origini cubane e arrivata negli Usa all’età di 5 anni, in passato anche collaboratrice del senatore democratico Ted Kennedy. I repubblicani si preparano intanto ad un’aspra battaglia, assicurando che bloccheranno la riforma non permettendo i necessari finanziamenti: “Il presidente non può spendere un soldo senza l’ok del Congresso”, affermano deputati e senatori della destra. Del resto lo speaker della Camera John Boehner e il nuovo leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell (eletto ieri) lo avevano detto a chiare lettere all’indomani del voto di midterm: sull’immigrazione Obama “scherza con il fuoco”. (Ugo Caltagirone/Ansa)

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