Gelo Putin e Occidente su Ucraina, un G20 da Guerra Fredda

Pubblicato il 15 novembre 2014 da redazione

MOSCA. – Nonostante il sole cocente di Brisbane, è gelo al G20 australiano tra Putin e l’Occidente, soprattutto con i leader dei Paesi anglosassoni. L’acuirsi della crisi ucraina, dopo il nuovo ingresso di truppe russe nell’est del Paese denunciato dalla Nato, oscura i temi principali del summit. Tira aria di nuova guerra fredda, alimentata anche dall’espulsione a Mosca di una collaboratrice dell’ambasciata tedesca, ritorsione a quella di un diplomatico russo a Bonn. E pure dalle minacce di Putin, affidate alla tv tedesca Ard: Mosca non consentirà che Kiev “distrugga i suoi avversari politici e i suoi oppositori”. Quanto alle sanzioni occidentali, esse “stanno minando” anche l’economia ucraina, perché le banche russe hanno accordato un prestito di 25 miliardi di dollari a Kiev. Le pressioni subite al summit avrebbero indotto Putin a disertare domani la cena finale, secondo una fonte anonima della delegazione russa. Ma il Cremlino smentisce, parlando di incontri cordiali con Renzi, Hollande e Cameron. Ma se Putin si aspettava una calda accoglienza diplomatica, è rimasto sicuramente deluso, benché il suo arrivo con quattro navi da guerra russe che incrociavano al largo delle acque australiane non lo abbia certo aiutato. Putin deve aver avuto qualche cattivo presentimento quando all’aeroporto è stato ricevuto da un assistente del ministero della Difesa, mentre ad attendere Obama e il premier cinese Xi Jinping c’erano il governatore e il procuratore generale. Deve aver fugato ogni dubbio quando il protocollo per la foto di gruppo dei Grandi gli ha assegnato sì il posto in prima fila ma all’estremità. Del resto, prima che il G20 cominciasse, il premier britannico David Cameron aveva ammonito che “c’è il potenziale per ulteriori sanzioni se continueremo a vedere truppe russe” in Ucraina. Mentre il premier canadese, Stephen Harper, ha attaccato frontalmente Putin nel loro primo incontro: “Le stringerò la mano ma ho una sola cosa da dirle: dovete andarvene dall’Ucraina”. Putin ha ribattuto che “è impossibile, perché i russi non ci sono, si intende l’esercito russo”, ha riferito il suo portavoce Dmitri Peskov, parlando di uno scambio “nei limiti delle buone maniere”, in uno dei suoi acrobatici tentativi di gettare acqua sul fuoco. Obama non è stato meno tenero con il leader del Cremlino, con cui ha avuto solo brevi colloqui in piedi: “Gli Usa si oppongono all’aggressione russa in Ucraina, che è una minaccia per il mondo, come abbiamo visto con l’abbattimento del volo MH17”, ossia il Boeing malese colpito lo scorso luglio nei cieli dell’est ucraino (298 morti). Putin è finito nel mirino anche di una delle proteste a margine del vertice: australiani di origine ucraina hanno indossato sulla testa fasce con la scritta ‘Putin killer’ e poi, avvolti nelle bandiere dei Paesi che hanno perso propri cittadini nell’abbattimento dell’aereo malese, hanno srotolato una grande bandiera ucraina contro i suoi “atti omicidi”. Neppure i bilaterali con i leader europei sembrano essere andati bene. Con Cameron Putin ha scambiato una stretta di mano davanti alle telecamere, ma poi l’incontro è stato a porte chiuse. Segno di una certa tensione, anche se Peskov si è affrettato a sottolineare che i due leader hanno espresso un “interesse comune per la ripresa dei rapporti (tra la Russia e l’Occidente) e per l’adozione di misure efficaci per risolvere la crisi ucraina”. I media britannici sostengono che i due hanno avuto uno “scambio di opinioni franco, ma non sono arrivati a nessuna svolta”. Ad Hollande il presidente russo ha chiesto di “ridurre al minimo i rischi e le conseguenze negative” delle tensioni internazionali nelle relazioni bilaterali, su cui pesa anche la sospensione francese della consegna delle due navi da guerra Mistral. Degli incontri con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il neo presidente della Commissione Ue Jean-Claude Junker, incentrati sull’Ucraina, Peskov ha lasciato trapelare solo che sono stati “lunghi e circostanziati”. Ma la Merkel ha ribadito che “la situazione attuale non è soddisfacente, al momento è in agenda allungare la lista di persone” da sanzionare. Sembra essere andata meglio con Renzi, che ha auspicato un dialogo nello “spirito di Milano” del recente incontro Asem per “tentare di trovare una soluzione” alla crisi ucraina. “Tenendo conto dell’importanza dei nostri rapporti, sono molto grato di questa possibilità di incontrarla a margine del G20”, gli ha risposto sorridente Putin, che ha accettato anche il suo invito a visitare l’Expo 2015 a Milano. Ma nell’est ucraino intanto si continua a morire (oggi cinque civili, tra cui due bambini, e tre soldati) e sarà difficile risuscitare “lo spirito di Milano” dopo che il presidente ucraino Poroshenko ha decretato l’isolamento del Donbass, con la chiusura di tutti i servizi pubblici (scuole, ospedali, tribunali) e dei conti di cittadini e imprese nelle aree controllate dai ribelli. “Un atto di genocidio” che “mina il processo di pace”, hanno replicato i separatisti. (di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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