Fincantieri in salute, entro l’anno 15 miliardi di ordini

ROMA. – Fincantieri è “un’azienda in discreta salute”: ha un portafoglio ordini che a fine anno arriverà a 15 miliardi, punta a chiudere bene il 2014 e si candida a fare da “consolidatore” nel processo di aggregazione del settore della cantieristica in Europa. A fotografare lo stato di salute e le prospettive del Gruppo è l’amministratore delegato Giuseppe Bono che, tornando sulle polemiche seguite alla quotazione fatta in estate, precisa che il titolo in questo periodo “ha performato meglio della media del mercato” e che l’Ipo è stata un “successo” anche se si poteva fare meglio. Un’audizione alla commissione Industria del Senato è stata l’occasione per Bono, alla guida del Gruppo dal 2002, per ripercorrere questi dodici anni nell’azienda di cantieristica controllata dal Tesoro (attraverso Fintecna), dalle “pesanti perdite” in cui navigava nel 2002 fino al piano di ristrutturazione del 2012 che “ha portato sulle piazze migliaia di persone ma ha salvato l’azienda”. Oggi gli esuberi previsti sono stati “quasi tutti sistemati senza licenziare nessuno” e anzi sono state fatte 340 assunzioni, di cui 280 neolaureati”. L’azienda inoltre ha fino ad oggi un backlog di 9,5 miliardi, con trattative in corso per 5,7 miliardi: “entro fine anno e l’inizio del prossimo – ha detto Bono – avremo circa 15 miliardi di carico di lavoro”, pari a 3-4 anni di produzione. Ed è forte del fatto di non avere competitors: “ne abbiamo tanti, ma nessuno che faccia tutto quello che facciamo noi”. Accanto a questo, però, ci sono i problemi del fare industria in Italia. “Non è facile, la cultura non aiuta, non aiutano le istituzioni e forse neanche noi stessi”, evidenzia Bono, che sia sull’ipotesi di acquisto di Saipem sia sulla piattaforma con Finmeccanica risponde indicando un’unica strada: questo è un Paese che non fa sistema, e invece bisogna farlo, non si tratta di comprare o vendere, ma mettere insieme le competenze, “non necessariamente con la proprietà ma mettendoci intorno ad un tavolo”. Allargando lo sguardo all’Europa, Bono indica la strada del consolidamento e candida Fincantieri a fare da “consolidatore”: “saremo noi a consolidare e non saremo consolidati da altri e questo – assicura – non comporterà riduzioni del personale” in Italia.

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