Viaggio del Papa a Strasburgo, dare un’anima all’Europa

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CITTA’ DEL VATICANO. – “Dare un’anima all’Europa”. Un’anima che si nutra di “solidarietà” verso i più deboli. E’, secondo il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, il contributo che i cristiani devono dare alla costruzione europea. Ed è il messaggio di cui si farà interprete papa Francesco nella sua visita a Strasburgo di martedì prossimo, 25 novembre, in cui il Pontefice parlerà al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa. Una visita, quella di Bergoglio, che arriva 26 anni dopo quella di Giovanni Paolo II, che aveva indicato come campi di missione per l’Europa unita la custodia del creato, la solidarietà verso migranti e rifugiati e la ricostituzione di una visione integrale dell’uomo. “Direi che sono temi di grandissima attualità – dice Parolin in un’intervista al Centro televisivo vaticano -, forse potremmo aggiungere di drammatica attualità, e ancora di più parlare di emergenze, di autentiche emergenze, come ha sottolineato del resto più volte lo stesso papa Francesco”. Soprattutto il tema della “solidarietà”, sottolinea il cardinale segretario di Stato, “non è soltanto uno dei valori dell’Europa unita, ma direi che è l’obiettivo stesso dell’esistenza dell’Europa, e certamente una delle sue dimensioni fondamentali”. Secondo Parolin, “l’Europa molte volte è percepita dalla gente come una realtà molto lontana, una realtà molto distante, una realtà molto burocratica che non si interessa degli effettivi problemi che vive ogni giorno al gente”. Inoltre, non sono più “un dato comunemente accettato” “i valori che sono stati all’origine dell’Europa”: quindi “è molto importante svolgere un’opera di formazione e di educazione soprattutto nei confronti dei giovani, per cercare di mostrare concretamente la validità del progetto europeo”. Per il prima collaboratore del Papa, infatti, “il progetto europeo, se vissuto secondo lo spirito e i valori dei padri fondatori, che gli hanno dato vita, può essere ancora in grado, oggi, di rispondere alle sfide dell’Europa attuale e di dare risposte concrete alla gente”. Una strada che si deve percorrere è “coniugare la sicurezza e la solidarietà”. “Oggi purtroppo il grande problema dell’Europa è la disoccupazione, la mancanza di lavoro da parte soprattutto di tanti giovani. Per cui aumenta l’esclusione sociale. Invece una solidarietà ed un’attenzione a questa categoria di persone, come a tante altre categorie di persone, pensiamo ai migranti, pensiamo alle madri che si trovano sole a dover educare i figli, pensiamo agli anziani, pensiamo ai disabili… tutte queste categorie di persone, un’attenzione particolare a loro potrà essere un cammino sicuro per ridare vigore al progetto dell’Europa”, dice Parolin. Perché “l’Europa è nata proprio per questo, per assicurare la pace e per assicurare un’attenzione particolare nei confronti delle categorie più svantaggiate”. Per quanto riguarda infine, il ruolo specifico che i cristiani devono avere nella costruzione europea, “credo che noi cristiani, e noi cattolici in particolare – osserva il card. Parolin – dobbiamo essere convinti della bontà e della validità di questo progetto, e portare il nostro contributo: dare un cuore all’Europa, dare un’anima all’Europa. Quello di cui ci si lamenta spesso è proprio questa mancanza di anima”.  (di Fausto Gasparroni/ANSA)